No lockdown generali

Nuovo Dpcm, Conte alla Camera con le nuove misure: Italia “divisa” in tre a seconda del rischio

Tre fasce di rischio con misure sempre più restrittive: per tutti comunque coprifuoco serale, chiusure dei centri commerciali e Dad alle superiori

Nuovo Dpcm, Conte alla Camera con le nuove misure: Italia “divisa” in tre a seconda del rischio
Varese, 02 Novembre 2020 ore 13:10

Alla Camera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha delineato le misure che saranno contenute nel nuovo Dpcm 3 novembre.

Nuovo Dpcm 3 novembre, Italia “divisa” in tre

No a un lockdown generalizzato come a marzo, sì a misure più restrittive dove la situazione è più critica. Sarà questa l’ossatura del nuovo Dpcm che dovrebbe essere adottato domani (“prima di mercoledì”, ha assicurato Conte), come tra l’altro era già previsto da decreti interministeriali e direttive risalenti ormai a fine aprile. Ora, quell’impianto previsto dal documento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale” passerà a concretezza. Ci saranno misure valide su tutto il territorio nazionale e poi aree limitate e suddivise in due ulteriori categorie con regole via via più restrittive. Sarà un’ordinanza del Ministero della Salute a definire i “passaggi” di un territorio da una fascia all’altra (in entrambi i sensi). “L’effetto – ha spiegato il Presidente del Consiglio –  sarà di intervenire a più riprese e in maniera graduale a seconda della soglia di criticità“.

Le misure valide per tutti

A Conferenza Stato-Regioni, e quindi discussioni, ancora in corso, Conte si è limitato ad anticipare alcune delle misure che saranno valide su tutto il territorio nazionale: chiusura nei giorni festivi e prefestivi dei centri commerciali e dei negozi all’interno ad esclusione di farmacie, parafarmacie, tabaccai, alimentari ed edicole; chiusura sale gioco e bingo e corner scommesse; chiusura di musei e mostre; riduzione fino al 50% della capienza dei mezzi pubblici; introduzione di un limite agli spostamenti da e verso le Regioni con elevati elementi rischio salvo motivi di lavoro, studio, salute e  necessità; previsto anche un coprifuoco nazionale “in fascia serale più tarda” (secondo quanto trapela, si parlerebbe delle 21); per le scuole, le secondarie di secondo grado passeranno integralmente alla Didattica a Distanza, come già avviene in Lombardia.

Per quanto riguarda le altre due fasce di rischio, Conte si è limitato a parlare di “misure gradualmente più restrittive”

“Quadro epidemiologico appare critico”

Conte ha esordito con una panoramica sulla situazione epidemiologica nazionale ed europea:

“Il quadro epidemiologico nazionale ed europeo appare critico, la pandemia corre in tutto il continente costringendo ciascun Paese ad adottare misure progressivamente più restrittive che si susseguono di settimana in settimana. L’Europa è una delle aree più colpite in assoluto dall’urto della seconda ondata. Nelle ultime settimane la recrudescenza della pandemia ha condotto a un aumento contagi, comunque meno che in Francia, Spagna e Regno Unito dove la ripresa è iniziata prima e corre di più. Nella settimana 19/25 ottobre il numero di casi è quasi raddoppiato rispetto alla settimana precedente. A ieri, domenica 1 novembre, in Italia in totale c’erano 378.129 contagiati, il 94% in isolamento domiciliare. Nel picco della prima ondata 51,8% dei positivi era a casa”.

Più contagi ma diversi

“Gli italiani contagiati sono molti di più anche se la gravità dei contagi è diversa e inferiore alla prima ondata – ha ricordato Conte –  Secondo i dati dell’Istituto Superiore della Sanità, oltre il 65%  è asintomatico o paucisintomatico, e fino al 95% ha sintomi lievi”.

“Non siamo a marzo”

“Ieri – ha continuato Conte – in terapia intensiva il 21% posti letto erano occupati. Il 18% se contiamo quelli che si otterranno con l’ulteriore distribuzione delle attrezzature disponibili. All’inizio dell’emergenza avevamo 5179 posti in terapia intensiva; in questi mesi abbiamo distribuito 3370 ventilatori e aumentato del 75% i posti letto attivabili. A disposizione abbiamo ancora oltre 1700 ventilatori”.

Obiettivo 350mila tamponi al giorno

“L’aumento dei contagi è anche risultato di un’accresciuta capacità di screening. Abbiamo raggiunto una media di 200mila tamponi al giorno; a marzo ne venivano fatti 25mila. In Italia si sono fatti poco meno di 16milioni di tamponi, che hanno testato poco meno di 10 milioni di cittadini. Di questi, l’80% sono stati distribuiti gratuitamente alle Regioni. I dati confermano che c’è una grande differenza rispetto prima ondata. Abbiamo distribuito 1,6 miliardi di dispositivi di protezione vari, e ogni giorno distribuiamo ogni giorno 11 milioni di mascherine alla popolazione scolastica. Non stiamo subendo una insostenibile pressione nei reparti di terapia intensiva, piuttosto è preoccupante e crescente l’affollamento in area medica e sub intensive. Abbiamo messo in campo una duplice azione negli ultimi giorni: sottoscritto un accordo stralcio con medici di base e i pediatri per consentire di somministrare loro test rapidi antigenici per curare pazienti a domicilio, e abbiamo già acquistato 10 milioni di test rapidi. Con questa fornitura arriveremo fino a 100mila test rapidi al giorno nelle regioni. La capacità di screening è in crescita continua, e puntiamo ai 350mila tamponi nei prossimi giorni”.

Le difficoltà

Ci sono però anche le ormai note difficoltà. L’indice Rt nazionale è di 1,7, con poche Regioni intorno ad 1,5 e quasi tutte sopra la media. Siamo prossimi allo “scenario 4”, quello in cui il contagio è fuori controllo, e in alcuni territori si è già in questa fase. Undici Regioni sono ad elevato rischio di trasmissione non controllata, altre 8 a rischio moderato con forte probabilità di passare a rischio elevato nel prossimo mese.

Un quadro di difficoltà che Conte spiega non tenere conto degli effetti delle misure dell’ultimo Dpcm del 24 ottobre, i cui effetti saranno valutabili solo dal fine settimana.

“Sebbene effetti saranno positivi, in questo momento non ci sono evidenze scientifiche che ci consentano di pronosticare la misura dell’impatto di quelle misure – ha spiegato Conte – Alla luce dell’ultimo report, e di una situazione situazione particolarmente grave su tutto territorio nazionale, siamo costretti ad intervenite in ottica di prudenza e massima precauzione”.

Strategia differenziata

A differenza di marzo non si procederà con lockdown generalizzati.

“Nella prima fase – ha spiegato Conte – siamo stati costretti a proteggerci all’interno delle nostre case sospendendo la nostra vita lavorativa e di relazione. A marzo eravamo sprovvisti di un sistema monitoraggio così sofisticato e abbiamo emanato provvedimenti generali e uniformi su tutto il territorio nazionale fino al lockdown, sempre nel principio di massima precauzione. Ma oggi abbiamo una struttura di prevenzione e monitoraggio che non si ferma a prendere atto e riferire l’indice Rt ma elabora il flusso dati dal territorio sulla base di 21 parametri. E’ un sistema molto articolato che oggi ci impone di intervenire in modo mirato, di restringere e allentare misure su base territoriale.

Se invece a cospetto di un sistema tanto avanzato riproponessimo un regime indifferenziato otterremo un duplice risultato negativo: rischieremo di non adottare misure realmente adeguate ed efficaci per chi è più a rischio e dall’altro finiremmo per imporne ad aree in cui per il momento non è necessario”.

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