La replica

Gli infermieri varesini rispondono a Fontana: “Sue parole stridono con la realtà”

In una lettera tutti i problemi che il personale sanitario si trova a dover affrontare in questa seconda ondata: potenziamenti tardivi del personale, lavori ancora in corso e i trasferimenti all'Ospedale in Fiera. "Non crede sia giunto il momento che la politica si assuma le sue responsabilità?"

Gli infermieri varesini rispondono a Fontana: “Sue parole stridono con la realtà”
Varese, 16 Novembre 2020 ore 16:14

Infermieri e operatori socio sanitari del Pronto Soccorso dell’Asst dei Sette Lagih rispondono con toni duri alla lettera di ringraziamento inviata nei giorni scorsi dal Presidente della Lombardia Attilio Fontana.

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La risposta degli infermieri varesini a Fontana

Un giudizio duro e i tanti, troppi, “non fatti” di questi mesi. Così gli infermieri e gli operatori del Pronto Soccorso di Varese hanno voluto rispondere al Presidente Attilio Fontana, in una “contro lettera” al vetriolo in cui si parla di “smarrimento”, “parole che stridono con la realtà” e “stonature”. Tra queste, il passaggio in cui Fontana afferma che “abbiamo lavorato insieme per fronteggiare l’emergenza e per alleviare le vostre difficoltà…”.

La lettera a Fontana

Signor Presidente,

siamo gli infermieri e gli operatori socio sanitari (OSS) del Pronto Soccorso della “sua” Varese. Abbiamo letto con smarrimento le sue affermazioni profondamente stridenti con la realtà che viviamo tutti i giorni e maggiormente in questo periodo di emergenza pandemica. Una simile lettera poteva essere l’esortazione ad affrontare la prima inattesa pandemia.

Alla “seconda ondata” avremmo voluto trovare una sanità riorganizzata e preparata. Ci saremmo aspettati che il numero di operatori sanitari, già in carenza cronica, fosse tempestivamente adeguato e formato; che i posti letto fossero incrementati per far fronte all’emergenza, ma anche per consentire la prosecuzione delle “normali” attività; e che i lavori strutturali necessari alla tutela degli utenti e degli operatori fossero preventivamente ultimati.

Siamo invece a rappresentarLe come gli operatori sanitari siano oggi, in piena emergenza, in fase di assunzione e formazione e, nonostante ciò, non riescano ad essere in numero adeguato essendo perciò costretti ad effettuare turni da 12 ore lavorative oltre che a saltare giorni di riposo.

A complicare ulteriormente la situazione la richiesta da parte di Regione Lombardia di infermieri e medici da inviare presso l’ospedale di Milano Fiera… già perché in questi mesi non si è pensato ad assumere e formare personale per attivare questo servizio.

Probabilmente non sarà una sorpresa per Lei sapere che i posti letto prima dell’attuale emergenza fossero addirittura diminuiti e che le opere necessarie ad affrontare la pandemia garantendo spazi accettabili, anche se probabilmente non idonei, sono attualmente in corso.

Per questo stona sentirLe dire “abbiamo lavorato insieme per fronteggiare l’emergenza e per alleviare le vostre difficoltà…”. L’organizzazione della Sanità Lombarda non può basarsi solo sulla abnegazione di medici infermieri ed OSS.

Non crede sia giunto il momento che la politica si assuma le sue responsabilità garantendo una sanità pubblica sicura ed efficiente per cittadini ed operatori? Siano i fatti a dare valore e dignità alla politica e non le parole rubate a papa Francesco. Comunque La rassicuriamo, in “questa lotta” noi ci siamo sempre stati e sempre ci saremo, indipendentemente dal Suo appello.

Buon lavoro

gli Infermieri e gli Operatori Socio Sanitari PRONTO SOCCORSO ASST dei SETTELAGHI VARESE

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