Sanità

Covid a Varese, la Fp Cgil: “Personale sanitario spremuto come un limone, di nuovo”

Dura nota del sindacato, che denuncia la scarsità di personale e porta il loro "sconforto, paura e rabbia" di queste settimane in cui sono tornati in prima linea

Covid a Varese, la Fp Cgil: “Personale sanitario spremuto come un limone, di nuovo”
Varese, 02 Novembre 2020 ore 16:52

Covid a Varese, la denuncia del sindacato Fp Cgil: “Personale spremuto come un limone”, di nuovo con la seconda ondata. E un avvertimento: “Non si può fare due volte e sperare di ottenere lo stesso succo”.

Covid a Varese, non c’è abbastanza personale

“Nella prima fase si moriva a casa soffocati. Adesso siamo diventati bravi a organizzare gli spazi dell’ospedale, Angera, Tradate Cuasso tutto è pronto, ma il personale dove lo prendiamo? Adesso che Varese, nostro malgrado, si contende i primi posti della classifica dei contagi nella tragedia che stiamo vivendo, come ci stiamo attrezzando per prenderci cura delle persone? I lavoratori ci inviano continui messaggi di sconforto, paura e rabbia, vedono cosa sta arrivando e sanno che tocca a loro arginare l’onda, ma sono consapevoli che non saranno sufficienti le loro forze. Ci chiedono aiuto perché i loro problemi vengano ascoltati, sono professionisti non burattini e statuette da spostare”.

Inizia così la lettera di Gianna Moretto, segretaria generale Fp Cgil Varese, denunciando le carenze di personale negli ospedali e facendo un appello ai cittadini perché capiscano “quando i lavoratori manifestano”.

Si cura il Covid, non il resto: a che costo?

Come ricorda la sindacalista, gli organici non mancano perché c’è la pandemia ma perché “abbiamo spostato il personale nella cura della pandemia e non stiamo curando tutte le altre patologie se non le emergenze. Che costo sociale umano ed economico ha questa situazione?”. Che costo ha e avrà? In provincia di Varese, una persona su quattro che si sottopone al tampone risulta positiva al Covid e dopo il picco del 28 ottobre (+ 1902) il trend dei contagiati è pressoché costante.

“Cosa dobbiamo aspettare… che quelli che si salveranno ci raccontino la loro esperienza agghiacciante di essere in una CPAP (dispositivo per la ventilazione respiratoria – ndr) e non riuscire a respirare e non poter contare sul personale perché non è sufficiente? O che il personale ci racconti la tremenda esperienza di sentire pazienti che gridano ‘non respiro’ e non poter dare loro soccorso?” chiede con grande preoccupazione Moretto.

Timori aggravati anche per il travaso di operatrici e operatori specializzati per la gestione dell’hub ospedaliero di Milano Fiera.

“Il DS ascolti il personale, non vanti chi viene sottratto dal posto di lavoro”

Così un altro punto di riflessione della segretaria generale va al ruolo del Dirigente Sanitario che dovrebbe “ascoltare i propri medici che chiedono aiuto a risolvere i problemi  in carenza di personale e non a dar visibilità sui media  di un gruppo lavoratori che vengono sottratti dal loro posto di lavoro, posto che dovrà essere occupato da altri. Capisco il dovere, non capisco l’entusiasmo positivo che porta questa vicenda – afferma Moretto – Il dirigente sanitario pensavo fosse una figura centrale, di direzione e di guida in un ospedale. Personalmente lo vedo solo sui giornali, perché non partecipa al tavolo sindacale, spazio nel quale  apprenderebbe dai suoi stessi collaboratori com’è la situazione e magari si farebbe un’idea più complessa della realtà  che dovrebbe gestire”. Intanto il virus prosegue la sua corsa e le lavoratrici e i lavoratori della sanità hanno “ferie di anni accumulate e migliaia di ore di straordinario e ore di recupero da smaltire“. Non è solo “cattiva organizzazione – conclude la sindacalista – Siamo in Lombardia, quella che ha smantellato il sistema sanitario regionale pubblico per darlo ai privati, motivo per cui la nostra regione è la più esposta alla pandemia”.

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