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Non solo coprifuoco

Ecco come il nuovo decreto modifica i parametri per i colori delle Regioni

Il provvedimento del Governo va incontro alle richieste dei governatori di Regione: meno peso all'Rt e più peso a incidenza e situazione negli ospedali

Ecco come il nuovo decreto modifica i parametri per i colori delle Regioni
Cronaca Varese, 18 Maggio 2021 ore 16:30

A partire da oggi, martedì 18 maggio, è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto del Governo Draghi che detta la strada per le riaperture da qui al prossimo mese e mezzo. Dopo le discussioni della scorsa settimana e la fondamentale Cabina di regina svoltasi ieri, dunque, l’esecutivo ha preso una decisione su diversi nodi.

Come cambia il coprifuoco

Ovviamente, le scelte principali riguardano il coprifuoco, che ora scatterà alle 23 e non più alle 22 per poi essere ritardato, da giugno, alle 24 prima di essere del tutto abolito, e le riaperture di diverse attività. La principale riguarda bar e ristoranti, che dall’1 giugno potranno tornare ad accogliere i clienti anche al loro interno se i numeri del contagio si confermeranno così positivi.

Colori della zone, cambiano i parametri: meno peso all’Rt

Un’altra importante novità, però, riguarda i parametri con cui, ogni venerdì, a Roma viene monitorato l’andamento del contagio nelle varie Regioni e la conseguente scelta dei colori da applicare alle stesse. Fino a oggi, com’è noto, dei 21 parametri presi in considerazione era l’Rt (l’indice di contagio) quello col peso maggiore. Si tratta di un parametro molto preciso, ma non del tutto “attuale”, perché riferito a numeri relativi ad alcuni giorni prima rispetto al momento del suo calcolo. Non solo: come sottolineato dai presidenti di Regione, l’Rt tiene conto solamente delle positività riscontrate e questo a prescindere, ad esempio, della situazione negli ospedali o dell’andamento della campagna vaccinale.

Alla fine, il Governo ha ceduto: come si legge nella nota diffusa stamani da Palazzo Chigi, infatti, il nuovo decreto «modifica i parametri di ingresso nelle “zone colorate” secondo criteri proposti dal ministero della Salute, in modo che assumano principale rilievo l’incidenza dei contagi rispetto alla popolazione complessiva nonché il tasso di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva». In particolare, si terrà dunque conto dell’incidenza dei casi in riferimento alla popolazione di un singolo territorio e del cosiddetto Rt ospedaliero, ovvero calcolato non più sui casi sintomatici ma sui ricoveri.

L’indice Rt non verrà del tutto cancellato: continuerà a restare nella “lista” dei 21 parametri presi in considerazione dal monitoraggio settimanale, ma non avrà più un peso preminente rispetto agli altri parametri. E questo dovrebbe evitare che Regioni nelle quali gli ospedali continuano a svuotarsi e la campagna vaccinale avanza a buon passo rischino di passare in una fascia di colore “peggiore” per l’aumento dell’Rt. Rischio a cui anche la Lombardia andava incontro.

Più peso all’incidenza

Stando a quanto riportato da Fanpage, ora l’intenzione è di valutare l’incidenza dei casi su centomila abitanti tenendo però in considerazione anche il numero di tamponi effettuati, sempre su centomila abitanti, fissando dei valori soglia da rispettare. Nello specifico, la zona rossa scatterebbe sopra i 250 casi settimanali ogni centomila abitanti con un minimo di cinquecento tamponi (sempre su centomila abitanti); la zona arancione, invece, scatterebbe con un’incidenza tra i 150 e i 249 casi e almeno 250 tamponi; la zona gialla con un’incidenza tra 50 e 149 e almeno 150 tamponi; la zona bianca, infine, se ci sono meno di cinquanta casi ogni centomila abitanti con almeno cento tamponi effettuati ogni centomila abitanti.

Più peso all’Rt ospedaliero

Per quanto riguarda invece il tema dell’Rt ospedaliero, si entrerebbe in zona rossa con il quaranta per cento di occupazione Covid dei posti letto nei reparti ordinari degli ospedali e il trenta per cento nelle terapie intensive; in zona arancione con un’occupazione Covid tra il venti e il trenta per cento nelle terapie intensive e tra il trenta e il quaranta per cento nei reparti ordinari.