Cairate

Andrea Bossi ucciso per i soldi e i gioielli: chi sono i due indagati

"La vittima si interessava alla vendita e alla fabbricazione di oggetti preziosi e gli indagati sapevano che potesse averne in casa"

Andrea Bossi ucciso per i soldi e i gioielli: chi sono i due indagati
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Sono due ventenni residenti nel Gallaratese, a Cassano e a Samarate, i due giovani arrestati ieri notte in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare: sono i sospettati per l'omicidio di Andrea Bossi, avvenuto un mese fa a Cairate.

Omicidio di Cairate: due arresti

Conoscevano la vittima e sapevano che da lui avrebbero trovato ciò che cercavano: gioielli, da rivendere nei Compro Oro della zona. Questa era stata sin dalle prime battute la pista principale delle indagini sulla morte del 26enne Andrea Bossi, ucciso nella sua casa di Cairate con una coltellata alla gola.

Dopo un mese di indagini e sopralluoghi, nella notte fra martedì e mercoledì la Procura, convinta di aver chiuso il cerchio delle indagini, ha ottenuto il via libera alla custodia cautelare in carcere. Destinatari, il 20enne Douglas Carolo di Samarate e il 21enne di Cassano Magnago Michele Caglioni.

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Le relazioni e la rapina

Ieri nella conferenza stampa dopo gli arresti il Procuratore Capo di Busto Arsizio Carlo Nocerino ha confermato che almeno uno dei due conosceva bene la vittima. Una "frequentazione", ha spiegato, i cui dettagli ha preferito al momento mantenere riservati, ma confermata anche secondo le ipotesi accusatorie dalla distruzione del telefono della vittima, trovato a pezzi nel giardino della casa e distrutto per coprire probabilmente dei pregressi contatti telefonici. E suffragata, a detta del Procuratore Capo, anche dal ritrovamento sempre nel giardino sotto a un sasso di un mazzo di chiavi "che a quanto ha riferito il padre della vittima era sparito da un po' di tempo", portando alla sostituzione della serratura di casa.

Per quanto riguarda la rapina, "è stata verificata la mancanza di oggetti e beni preziosi - ha aggiunto - La vittima si interessava alla vendita e alla fabbricazione di oggetti preziosi e gli indagati sapevano che potesse averne in casa".

 

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