Abbiate

Panchina e parcheggio recintati in piazza: “Sono nella mia proprietà”

Piazza e parcheggio dei disabili su dei mappali ancora privati e l'esproprio, annunciato, ma mai fatto. Uno dei proprietari: "Speriamo che così qualcosa si muova"

Panchina e parcheggio recintati in piazza: “Sono nella mia proprietà”

Nastri bianchi e rossi e fioriere in pizza dei Santi Pietro e Paolo ad Abbiate Guazzone, Tradate, a delimitarne gli spazi e chiudendo l’accesso alla panchina e al parcheggio per disabili, l’unico del piazzale. E un cartello: “Proprietà privata”.

Abbiate, piazza recintata: “E’ proprietà privata”

Una storia vecchia, mai risolta nonostante tante promesse e annunci, che lunedì mattina è “esplosa” quando Enrico Guastella s’è stancato e ha deciso, per dirla con le sue parole, di difendere la sua proprietà.

piazza abbiate guazzone recintata

Vicenda aperta dai primi Duemila, quando il Comune, all’epoca guidato da Stefano Candiani, iniziò a sognare una nuova piazza per il centro di Abbiate Guazzone. Rimase tutto nel cassetto, fino agli anni dell’Amministrazione di centrosinistra guidata da Laura Cavalotti, che la piazza la fece, nel 2016, investendo per l’intervento 250mila euro. “Facendo i lavori sulla nostra proprietà però, e tra l’altro lasciando il muro di casa mia nelle condizioni che si vedono ancora oggi, con la copertura in cemento grezzo. Ci fecero ance tagliare per due volte la pianta che c’era nel terreno”, racconta Guastella.

L’accordo sfiorato, impossibile

La questione della proprietà di quei terreni oggi recintati, e della porzione immediatamente esterna alla piazza, dietro la rete verde, era però rimasta aperta, anche per la difficoltà di trovare un accordo con tutti e quattro i proprietari.

piazza abbiate guazzone recintata

Una soluzione sembrava vicina, e anzi era stata data per certa, nell’ottobre 2021: accordo da 100mila euro, col Comune che sarebbe diventato proprietario potendo così finalmente ultimare i lavori della piazza, con in più la compensazione per le volumetrie dell’edificio abbattuto e dei mappali ancora del privato insistenti sulla piazza. All’atto della firma, però, uno dei quattro proprietari aveva cambiato idea.

“Una quota esigua – precisa Guastella – C’era l’accordo di tre proprietari su quattro, acquisendo le nostre parti il Comune avrebbe avuto il 99% delle quote, e avrebbe potuto chiudere l’ultima parte con l’esproprio per una cifra molto esigua. Invece, nulla”.

L’esproprio mai fatto

Anzi, un anno dopo, nel novembre del 2022, quando in consiglio comunale l’allora assessore al Bilancio Marinella Colombo annunciò il prossimo avvio delle procedure di esproprio, spiegando così il rinvio al 2024 del completamento della piazza (confidando in un ipotetico bando statale) e il “dirottamento” della somma del mutuo già acceso per l’acquisizione sulla riqualificazione di piazza Mazzini.

Intenzione che ai proprietari era già stata anticipata a febbraio, quando vennero invitati in Municipio per chiudere la pratica. In caso contrario, si leggeva nella convocazione, “il Comune si troverà costretto ad avviare la procedura di esproprio dell’area per le quote non cedute bonariamente”.

“Tutto fermo”

“Da allora – continua Guastella – non si è più mosso nulla. Sono andato più volte in Municipio, ho parlato col sindaco e con chiunque, nessuno sapeva nulla. A settembre li ho avvisati che avrei recintato tutto, e negli uffici mi era stato detto che avrebbero accelerato le cose. Un mese fa sono tornato e mi è stato risposto sempre dagli uffici che non era stato fatto nulla. E allora, ho recintato quella che è la mia proprietà, vediamo se così qualcosa si muoverà o no. Finora (martedì, ndr) non si è fatto vivo nessuno. Di certo, se ora pensano di acquisire solo i mappali sulla piazza, mi opporrò. L’altro terreno è edificabile e con una volumetria a disposizione, se il Comune si prende solo l’altra parte un domani si dovranno tenere le distanze che limitano molto la possibilità di costruire. Sarebbe l’ennesima beffa”.

Il Comune: “Non resta che una strada”

“La questione era già stata definita a suo tempo, e nelle more dell’accordo che poi non è stato firmato da tutti i proprietari quegli spazi sono stati utilizzati – replicano dal Municipio – Se questa è oggi la situazione, fatte le opportune valutazioni, non resterà che la strada dell’esproprio, una volta per tutte”.