Scuola

Mensa scolastica e pasto da casa: famiglie pronte al TAR

L'avvocato Vecchione: "Il tempo mensa è tempo scuola, ma questo non può e non deve tradursi in un obbligo a usufruire di un servizio che, per legge, è facoltativo"

Mensa scolastica e pasto da casa: famiglie pronte al TAR

Battaglia legale per il pasto da casa: quasi una trentina di famiglie tra Venegono Superiore e Venegono Inferiore si sono rivolte a un avvocato per chiedere l’autoorefezione.

“Caso mensa” a Venegono: le famiglie chiamano l’avvocato

Dopo interrogazioni e mozioni in consiglio, sondaggi fra le famiglie, tavoli intercomunali e petizioni, la «battaglia del pasto da casa» a scuola arriva alle vie legali dopo la circolare della Dirigente scolastica Alessandra Napolano in cui si dispone che, dal nuovo anno scolastico, “gli alunni che non fruiranno del servizio mensa dovranno essere prelevati da scuola al termine delle lezioni mattutine (…) esclusivamente da un genitore o da persona formalmente delegata”.

Circolare che, dunque, mette le famiglie di fronte a un bivio: o iscrivere il figlio a mensa per i due giorni di rientro, e sostenere i costi del buono pasto, o trovare il modo di organizzarsi per farlo uscire e rientrate dopo il pranzo.

Tempo mensa, tempo scuola

Questione già affrontata più volte in numerosi Comuni e anche a Venegono da queste pagine. E’ infatti la legge a stabilire che il tempo della mensa sia da considerare all’interno dell’orario scolastico.

Ma, secondo le famiglie, questo non può tradursi in un obbligo a iscriversi e pagare il servizio mensa (gravando sul bilancio famigliare), pena l’accumulo di ore di assenza. E così è anche secondo il legale Giorgio Vecchione, esperto in materia che da una decina d’anni difende famiglie di tutt’Italia che chiedono l’accesso all’autorefezione.

“E’ vero e giusto che il tempo mensa fa parte del tempo scuola e che un minore che esce da scuola deve farlo con un genitore o un maggiorenne delegato. Ma questo – avverte l’avvocato – non può e non deve tradursi in un obbligo a usufruire di un servizio che, per legge, è facoltativo”.

L’istanza

Il 30 luglio ha presentato su incarico delle famiglie un’istanza alla Dirigente chiedendo “che siano assunti tutti gli atti organizzativi ed autorizzativi necessari affinché i minori, figli degli istanti (…) possano, nel corso del prossimo A.S. 2025/26, esercitare liberamente il loro diritto all’autorefezione, diritto da esercitarsi all’interno del locale refettorio, unitamente ai compagni di classe, beneficiando dei servizi di vigilanza e di assistenza educativa del personale docente o, comunque, del personale a ciò deputato; naturalmente senza inammissibili ed ingiustificate forme di discriminazione ed isolamento, gravemente pregiudizievoli per i discenti”.

Spiega infatti l’avvocato che “il refettorio è uno spazio scolastico, e non può essere ad uso esclusivo del gestore del servizio. C’è una giurisprudenza consolidata che lo dice. Spesso si sollevano questioni legate alla vigilanza e alla necessità di controllare che i bambini non si scambino il cibo portato da casa. Ma sono cose che i docenti già fanno durante gli intervalli e anche durante la stessa mensa, quando ci sono alunni che hanno diete speciali o allergie”.

I precedenti e i prossimi passi

Dalla sua, Vecchione (e le famiglie) hanno decine di casi simili già affrontati sia in Lombardia sia in altre Regioni, di sentenze favorevoli e anche di regolamenti redatti delle scuole anche con la consulenza dello stesso avvocato. La parola ora spetta alla dirigenza. Che, conferma il legale, al momento non ha ancora risposto all’istanza.

“Attendo riscontro formale nei termini di legge, 30 giorni, che scadrà il 30 agosto – conclude l’avvocato – In caso di silenzio o diniego, come comunicato, con mandato delle famiglie procederò giudizialmente rivolgendomi al TAR”.