La denuncia

La denuncia della Fials: “Ospedali o caserme? In Asst Valle Olona caso emblematico”

Il sindacato: "Gli ospedali stanno assumendo le logiche di strutture punitive, dove la norma prevale sulla persona"

La denuncia della Fials: “Ospedali o caserme? In Asst Valle Olona caso emblematico”

Fials Laghi e Ovest Milanese denuncia con forza la crescente trasformazione degli ospedali pubblici “in luoghi dove il lavoratore non è più considerato persona, professionista, custode della cura, ma semplice ingranaggio di una macchina gerarchica e burocratica. Una deriva che sta diventando, sempre più, sistema“.

La denuncia della Fials

“Ospedali o caserme?”. Apre così la nota diffusa dalla Fials Laghi e Ovest Milanese. Il sindacato spiega che sempre più di frequente richieste, bisogni e difficoltà dei lavoratori vengano ignorati o respinti senza ascolto. “Mentre a infermieri, Oss, tecnici e personale amministrativo si chiedono sacrificio, flessibilità e dedizione totale, le aziende rispondono con rigidità, formalismi e un’applicazione meccanica delle norme“.

“Non siamo militari”

“Noi non siamo militari. Non stiamo eseguendo ordini di disciplina cieca. Siamo persone che ogni giorno si confrontano con la fragilità umana. Trattare chi cura come un soldato da addestrare è un insulto alla dignità del lavoro e alla missione del servizio sanitario”, dichiara Salvatore Santo, Segretario Fials Laghi e Ovest Milanese.

Gli ospedali, aggiunge il sindacato, invece di essere luoghi dove il clima organizzativo favorisce equilibrio psico-fisico e qualità della presenza professionale, starebbero “assumendo le logiche di strutture punitive, dove la norma prevale sulla persona”.

Il caso Asst Valle Olona

La Fials porta il caso dell’Asst Valle Olona, l’azienda ospedaliera di Busto Arsizio:

“Diversi dipendenti hanno chiesto trasferimenti motivati da esigenze personali e familiari, con possibilità di sostituzione già presenti. La risposta è stata un diniego secco, giustificato con l’art. 35, comma 5-bis, d.lgs. 165/2001: cinque anni di permanenza obbligatoria. Ma ciò non corrisponde al vero.

Il Dipartimento della Funzione Pubblica, con parere n. 16950 del 22 febbraio 2022, ha precisato che non esiste alcun divieto assoluto: il nulla osta può essere concesso quando non si compromette l’assetto organizzativo”.

“Se una norma, nata per tutelare l’organizzazione, viene usata per negare dignità e umanità, allora non siamo più in un ospedale: siamo in una caserma. E questo non può essere accettato”, afferma Santo.

La sofferenza dietro il camice

Le conseguenze avverte la Fials non sono teoriche. L’Oms ha rilevato livelli preoccupanti di stress, ansia, depressione e persino ideazione suicidaria nel personale sanitario. “Un’organizzazione che non riconosce la persona produce sofferenza. E la sofferenza si riflette sulla qualità della cura“.

“Non chiediamo privilegi – conclude Santo – Chiediamo realtà, ascolto, umanità. La sanità non si sostiene con il comando: si sostiene con la cura”.

Le richieste

Fials Laghi e Ovest Milanese chiede:

  • Revisione immediata dei dinieghi ai trasferimenti nella Asst Valle Olona;
  • Apertura urgente di un tavolo sindacale concreto, non formale;
  • Politiche del personale che mettano al centro dignità, famiglia, benessere lavorativo.

“Se l’ospedale diventa caserma, la cura diventa procedura. E la procedura, da sola, non genera salute”.