Angelo Veronesi, segretario cittadino Lega Lombarda Saronno, ha voluto commentare la scomparsa del fondatore del suo partito, Umberto Bossi. Bossi, nato a Cassano Magnago è scomparso ieri, 19 marzo, a Varese.
Scomparsa Umberto Bossi: il cordoglio della Lega saronnese
“La scomparsa di Umberto Bossi segna un momento di profonda riflessione per tutti noi che, in un modo o nell’altro, siamo cresciuti politicamente nel solco da lui tracciato – afferma Angelo Veronesi – Possiamo dirlo senza esitazione: siamo tutti figli politici di Bossi. È stato lui a riaccendere la passione per la politica in intere generazioni, restituendo dignità a un impegno che, prima del suo avvento, veniva troppo spesso percepito come distante, autoreferenziale, se non addirittura opportunistico. Bossi ha saputo parlare ai cuori delle persone, non con linguaggi costruiti, ma con parole semplici, dirette, autentiche. Ha riportato la politica tra la gente, nelle piazze, obbligando i politici a presenziare in prima persona coi gazebo, a contatto con i cittadini. Non voleva parlamentari chiusi nei palazzi romani, ma uomini e donne radicati sulla propria terra, capaci di vivere accanto ai cittadini del Nord, condividendone i problemi e interpretandone i bisogni. La sua visione era chiara: la Lega doveva essere un vero e proprio sindacato dei cittadini del Nord, nè di destra nè di sinistra. Ha creduto profondamente nel federalismo come strumento per riavvicinare il potere alle mostre comunità locali, per restituire ai cittadini la possibilità concreta di incidere sulle scelte che riguardano la loro vita quotidiana. Non una visione ideologica, ma una visione pragmatica e libera: il federalismo come seme di libertà, lontano da ogni deriva autoritaria che ha segnato altre ideologie del passato. Bossi ha interpretato le esigenze di un popolo intero, quello dei lavoratori del Nord: operai, artigiani, imprenditori, professionisti. Senza distinzioni di classe, ma uniti da un’identità comune, quella di cittadini liberi. Ha insegnato che non siamo schiavi di Roma, buoni solo a lavorare e a tacere, ma protagonisti di una Repubblica che deve fondarsi sul lavoro e sul rispetto delle comunità locali. Il suo sogno era ambizioso: superare divisioni storiche tra territori, tra comuni e regioni del Nord, per costruire una macroregione forte, consapevole della propria identità. Una Padania unita non contro qualcuno, ma per affermare un modello diverso, alternativo a un centralismo che per troppo tempo ha soffocato le energie locali. Un’idea di unità diversa, fondata su un patto tra libere comunità locali, sul rispetto delle differenze, delle culture, delle lingue e delle storie che rendono unico ogni territorio. Il tricolore che Bossi immaginava non era uniforme e imposto da Roma, ma multicolore, espressione di una pluralità di identità e culture. Una visione in cui l’autogoverno non è divisione, ma responsabilità; non è chiusura, ma partecipazione attiva di tutti i cittadini alla vita pubblica. Bossi è stato, e resterà, il padre politico di tutti noi. È grazie a lui se molti hanno scelto di impegnarsi, comprendendo che la politica non è un mezzo per ottenere vantaggi personali, ma uno strumento di servizio verso gli altri. Ha dimostrato, con il suo esempio, che fare politica significa prima di tutto mettersi al servizio della propria comunità. Non è un caso che ci abbia lasciato nel giorno della festa del papà. Un segno che rafforza il significato profondo della sua eredità: quella di un padre che ha indicato una strada, che ha seminato un’idea di libertà e di partecipazione destinata a durare nel tempo.
A noi il compito di raccogliere quel seme e farlo crescere, con la consapevolezza che la forza della volontà e delle idee, quando radicate nei cittadini, è capace di piegare la storia”.