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“Il rifacimento della fogna in via Dante non intaccò il viale. Si possono salvare gli alberi, basta volerlo”

 L’ingegner Coletto, consulente del comitato in difesa delle piante di piazza Mazzini, racconta la sua esperienza a proposito di sottoservizi e radici

“Il rifacimento della fogna in via Dante non intaccò il viale. Si possono salvare gli alberi, basta volerlo”
Politica Tradate, 28 Settembre 2021 ore 11:30

 

 

 

 

Nel 1996/’97 venne realizzata la fognatura in via Dante ad Abbiate. “Si agì con oculatezza scavando manualmente e i tigli del viale vennero salvati”. L’ingegner Maria Vittoria Coletto porta la sua esperienza nel campo della salvaguardia degli alberi, argomento oggi di estrema attualità in città. E lancia un appello: "Tutto è possibile, basta volerlo".

 

La fognatura di via Dante: “Non intaccò il viale”

 

“Rifacendomi alle recenti perplessità sulla conservazione delle radici e sulla stabilità del filare di piante lungo corso Bernacchi a seguito della posa di nuova fognatura, porto la mia esperienza in qualità di progettista e direttore dei lavori di costruzione delle opere di completamento ed ampliamento della fognatura di Abbiate”.  Opere realizzata in via Dante e via Canova nel 1996/’97. L’ingegnere Maria Vittoria Coletto, consulente del comitato in difesa degli alberi di piazza Mazzini (sostenuto da quasi 5 mila firme)

 

I lavori eseguiti nel 1996 in via Dante per il rifacimento della fognatura

“Via Dante è una strada larga solo 6,00 m. fiancheggiata su entrambe i lati da filare di tigli centenari. L’intervento realizzato nei primi mesi del 1996 è consistito nella posa di un tubo fognario in calcestruzzo con diametro di m. 1,50. Lo scavo ha avuto larghezza di m. 3,50 e profondità di m. 4,50. Un’opera veramente ragguardevole. Non essendoci in quei tempi l’obbligo di utilizzo del blindo-scavo cioè della doppia parete metallica a sostegno ed a protezione dello scavo, erano frequenti dei franamenti quando agiva l’escavatore con conseguente messa a nudo delle radici Nonostante tali difficoltà e l’assenza degli attuali ausili a supporto, l’aver agito con oculatezza scavando anche manualmente e nel periodo non vegetativo, ha permesso di completare l’opera salvaguardando tutti i tigli.

La conclusione: “Se si vuole tutto è possibile. Basta volerlo. Ed io l’ho voluto”.