Ristorazione e agroalimentare

Zona arancione d’incertezza per l’agroalimentare. Coldiretti: “Chiediamo una scelta di campo ai consumatori”

Il ritorno del sistema a fasce di colore getta nell'incertezza la ristorazione e tutte le imprese della filiera

Zona arancione d’incertezza per l’agroalimentare. Coldiretti: “Chiediamo una scelta di campo ai consumatori”
Economia Varese, 09 Gennaio 2021 ore 11:52

Da oggi la Lombardia è in zona arancione e, con l’ordinanza firmata ieri dal Ministro Speranza, lo sarà almeno fino al 15 gennaio. Con il continuare delle restrizioni sulla ristorazione, il 2021 inizia nell’incertezza per tutta la filiera agroalimentare.

Zona arancione dopo un Natale nero per la ristorazione

Con il ritorno del sistema a fasce di colore, è ancora incertezza sul futuro dei locali di ristorazione, la cui possibilità di aprire è subordinata alla collocazione della regione di riferimento in fascia gialla e al successivo mantenimento della “posizione”. La collocazione della Lombardia in zona arancione è, quindi, l’ennesima brutta notizia per la ristorazione del Varesotto e il nuovo anno si apre all’insegna di nuovi e fondati timori per gli operatori della filiera (per di più, reduci dal lungo periodo di lockdown delle feste che ha provocato una perdita di circa 750 milioni in Italia solo per la cancellazione dei tradizionali pranzi e cenoni di Natale e Capodanno).

Solo con il ritorno della zona gialla i locali di ristorazione avrebbero infatti potuto tornare a servire al tavolo e al bancone: i quasi 4400 i locali di ristorazione (ovvero bar, ristoranti, trattorie ed agriturismi) nel Varesotto resteranno quindi vincolati alla possibilità di offrire il solo servizio di asporto o consegna a domicilio. In questo scorcio di inizio anno, in ogni caso, sono molte le strutture che per le difficoltà e la situazione di incertezza hanno deciso di non riaprire nemmeno nei due giorni consentiti (7 e 8 gennaio).

Consumi crollati nel 2020

Anche in provincia di Varese, i consumi fuori casa per colazioni, pranzi e cene fuori casa sono crollati quasi della metà nel corso del 2020 con una drastica riduzione dell’attività che pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dai formaggi al vino, dalla carne all’ortofrutta, che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

Le difficoltà della ristorazione si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,8 milioni di posti di lavoro. Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che vale 538 miliardi pari al 25% del PIL nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale. Occorre salvaguardare un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui con l’emergenza Covid il cibo ha dimostrato tutto il suo valore strategico per il Paese.

 L’appello ai consumatori

“In questo momento difficile chiediamo ai cittadini di privilegiare il consumo di prodotti alimentari Made in Italy per aiutare l’economia, il lavoro ed il territorio nazionale #mangiaitaliano – ha affermato il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori nel sottolineare l’importanza che – misure di ristoro adeguate siano previste per l’intero sistema agroalimentare su cui ricadono gli effetti negativi delle chiusure e delle limitazioni del canale ristorazione”.

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