Sport e fase 2

Palestre e centri sportivi scrivono alla Regione: “Situazione insostenibile, fateci riaprire”

In una lettera diretta al Presidente Fontana tutta al preoccupazione di un settore: "Pronti a lavorare in sicurezza, fateci essere parte della ripresa"

Palestre e centri sportivi scrivono alla Regione: “Situazione insostenibile, fateci riaprire”
Saronno, 22 Maggio 2020 ore 16:36

Duecento realtà fra palestre, personal trainer, piscine e centri sportivi lombardi hanno scritto alla Regione per chiedere di anticipare la data di riapertura prevista  per il primo giugno: “Ci siamo preparati settimane per adeguarci al protocollo previsto a livello nazionale, ma in Lombardia sembra non sia sufficiente. Chiediamo alla Regione di ascoltarci e lasciarci riaprire. Il tempo è scaduto. Una settimana in più può essere vitale per la riapertura”.

Palestre e centri sportivi, il lockdown continua

Facoltà di tornare al lavoro per il Governo, troppo presto invece per la Regione che nei suoi protocolli per la riapertura ha previsto la chiusura di palestre, piscine e centri sportivi fino al 31 maggio. Ora però chi nello sport ha messo la sua vita e investito le proprie finanze lancia un grido d’allarme: si rischia di chiudere.

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Spiraglio in fondo al tunnel nel DPCM, poi Regione lo ha spento

Il settore conta circa 5mila imprese a livello regionale.

“Con il protocollo contenuto nell’allegato 17 del DCPM del 17 maggio 2020 abbiamo visto uno spiraglio in fondo a questo tunnel che ci accompagna da ormai oltre due mesi – racconta Corrado Pirovano, personal trainer, formatore e titolare di due centri personal training Fit And Go – ma l’ordinanza della Regione Lombardia ha smorzato ogni entusiasmo e sta preoccupando il comparto, sempre di più. Seppur in condizioni particolari, eravamo pronti a ripartire, osservando le disposizioni per salvaguardare la salute degli sportivi e la nostra”.

“Sembra un accanimento”

La doccia gelata raccontata da Pirovano ha colpito tutto il settore. “Sembra quasi un accanimento – ammette Pirovano – Sono e siamo consapevoli che la nostra regione sia stata la più colpita da questa pandemia, ma ci siamo fatti molte domande sul perché le palestre siano viste come l’unica via di contagio quando in realtà la maggioranza degli operatori sono anche più sensibili di altri al concetto di salute e prevenzione, visto che le altre attività, anche quelle dove non è possibile mantenere le distanze a differenza di quello che possiamo fare noi, hanno ripreso con le dovute cautele. Per questo motivo abbiamo inoltrato una richiesta alla Regione Lombardia di ascoltare le nostre richieste, permettendoci di riaprire il prima possibile”.

Tre mesi di chiusura significano tracollo

A fargli eco anche Luigi Cacciapaglia fondatore di Wellness Vincente, una piattaforma che offre servizi di consulenza strategica ad oltre 50 centri sportivi su tutto il territorio nazionale e in particolare in Lombardia. Anche lui ribadisce che tutti gli operatori si erano preparati “per gestire ingressi contingentati con applicazioni dedicate, sanificare le strutture anche più volte al giorno e adottare tutte le misure contenute nel decreto”. Il rischio è concreto: “Tre mesi di chiusura metterebbero fuori dai giochi moltissime realtà e questa è l’ultima cosa che ci auguriamo”.

La lettera inviata a Regione

Di seguito il testo integrale della lettera inviata alla Regione e sottoscritta da 200 realtà sportive:

Gentile Presidente,
In questo momento di ripartenza della nostra Regione e del nostro Paese, ci siamo sentiti esclusi, emarginati, bistrattati. Chi le scrive sono oltre 200 lavoratori del mondo delle palestre, del fitness e dei centri sportivi che, come da ordinanza numero 547 della Regione Lombardia, sono costretti a rimandare l’apertura dei propri centri. Non le nascondiamo che la situazione si sta facendo, ormai, insostenibile per molti di noi e che alcuni centri, purtroppo, col protrarsi di questa situazione, non riapriranno più. Il mondo del fitness e dello sport, in Lombardia, ha sempre rivestito un ruolo centrale. Più volte l’assessore allo sport dottoressa Martina Cambiaghi, ha mostrato al mondo la varietà e la vastità del comparto sportivo lombardo, lo stesso comparto che oggi rischia di soccombere a questa situazione.
Nei giorni scorsi ci siamo uniti e abbiamo prodotto questo documento, firmato da oltre 200 addetti ai lavori, per chiedere, nel rispetto delle regole, nel pieno rispetto dell’allegato 17 al DCPM del 17 maggio 2020, che le nostre strutture possano essere riaperte.
Non chiediamo di essere agevolati, non chiediamo sostegno, chiediamo solo che le nostre attività possano riprendere nel pieno rispetto delle regole e a salvaguardia della salute nostra e dei nostri clienti.
Da sempre, il mondo del fitness è attento e lo sarà ancora di più, a tematiche quali salute e benessere e per questo motivo le nostre strutture possono essere considerate sicure. Il protocollo emanato dal Governo con l’ausilio del Comitato Tecnico Scientifico è molto chiaro e, già dalla fine della scorsa settimana, abbiamo messo in atto tutte le procedure per sanificare gli ambienti e strutturare la nostra attività secondo le regole dettate. Siamo pronti a lavorare in sicurezza, a rispettare le distanze di almeno due metri, a non creare assembramenti nelle nostre strutture e siamo pronti a dialogare con la Regione per trovare le migliori soluzioni possibili.
Siamo consci e consapevoli che la situazione della nostra Regione sia delicata, ma noi siamo pronti, come abbiamo sempre fatto, a rispettare le regole e ad aumentare la nostra attenzione su salute e prevenzione.
Ad oggi, vista l’ordinanza regionale 547, la nostra riapertura è prevista dopo il 31 maggio, noi chiediamo di poter riaprire il prima possibile, come vuole il decreto, per essere parte integrante della ripartenza della Regione Lombardia.

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