Allarme

“Nuovo Dpcm colpo mortale per bar e ristoranti. Si rischia l’estinzione del settore”

Servizio solo al tavolo dalle 21 e chiusura alle 24. Intanto, un'impresa su 5 in provincia di Varese ha già chiuso i battenti. Fipe: "Serve aumento dei controlli e delle sanzioni, non riduzione degli orari"

“Nuovo Dpcm colpo mortale per bar e ristoranti. Si rischia l’estinzione del settore”
Varese, 14 Ottobre 2020 ore 16:29

A lanciare l’allarme Giordano Ferrarese, presidente provinciale di Fipe Confcommercio dopo l’approvazione del nuovo Dpcm con le regole per limitare il contagio da coronavirus. Regole che limitano fortemente il lavoro di bar e ristoranti.

“Colpo mortale per i locali. Interventi subito o il settore scompare”

A rischio ci sono 3500 bar e ristoranti, nella sola provincia di Varese. Giordano Ferrarese, presidente provinciale di Fipe Confcommercio, non ha dubbi: “Le misure contenute nel Dpcm possono dare il colpo di grazia ai bar e ristoranti ancora in attività”. Il settore si trova già in fortissima crisi, dopo le aperture pomeridiane della prima settimana di emergenza, il lockdown arrivano fino a giugno e la riapertura condizionata alla pesante riduzione dei posti e, quindi, dei clienti.

350mila lavoratori a rischio in Italia

Solo guardando a bar e ristorazione, secondo il presidente nazionale di Fipe Confcommercio Lino Stoppani il rischio chiusura riguarderebbe 50mila imprese e quello della perdita del lavoro 350mila persone.

“No chiusure anticipate, servono i controlli”

La richiesta di Ferrarese non è nuova, ed era già stata avanzata in estate quando, con l’abbassarsi dei numeri del contagio, si erano ridotte anche attenzione di clienti e gestori e controlli. La strada da seguire e da rafforzare “è quella dell’incremento dei controlli nei locali. Sanzionare con puntualità e severità chi non rispetta le regole, siano essi i clienti o i gestori, è la soluzione da adottare. Diversa da quella delle chiusure anticipate che per molti bar e ristoranti significherebbe subire l’ennesimo colpo mortale dall’esito sin troppo prevedibile: la cessazione dell’attività”.

Chiusa un’impresa su 5

Nel Varesotto sono già chiuse 1.000 imprese, mentre 3500 sono ancora in attività. Quelle che fanno capo a Fipe, insieme a quelle del settore turistico, sono le più colpite dalla crisi economica causata dell’emergenza Covid-19 sono. Nel Varesotto sono 3.500 i bar e i ristoranti ancora in attività, mille in meno di quelli attivi prima della pandemia.

“In provincia di Varese una impresa su cinque del nostro settore ha già gettato la spugna. In caso di nuove drastiche limitazioni degli orari e nella somministrazione dei prodotti questa percentuale potrebbe raddoppiare, raggiungendo il 40% che è ancora nulla rispetto ai numeri delle grandi città, messe in ginocchio dall’effetto smart working. Togliere a queste attività, che hanno praticamente azzerato gli incassi delle colazioni e dei pranzi, anche gli incassi degli aperitivi e quelli serali significherebbe decretare la loro fine. Ancora più drammatica è la situazione del settore banchetti e catering: la loro ripresa è stata tra le più difficoltose e ora arrivano nuove limitazioni”.

Servono aiuti subito

Anche in provincia di Varese ci sono imprenditori che ancora devono pagare i debiti accumulati durante il lockdown di marzo e chi deve ammortizzare gli investimenti fatti per mettere il proprio locale in regola secondo il protocollo siglato a maggio. “È a maggior ragione impensabile – sostiene Ferrarese, riprendendo le parole di Stoppani – che si possa far fronte a una nuova riduzione dell’attività“. Unica condizione accettabile “è che prima si intervenga in maniera decisa sugli affitti dei locali e sulle scadenze con il fisco, ovvero sulla riduzione delle spese cui i gestori dei pubblici esercizi sono tutt’ora costretti e per la cui riduzione nessuno ha ancora mosso un dito. Senza aiuti significativi e concreti – concludono Ferrarese e Stoppani – siamo destinati chiudere per sempre, rinunciando a uno dei fiori all’occhiello dell’offerta turistica nazionale e a un tassello fondamentale della filiera agroalimentare italiana”.

Le novità del Dpcm 13 ottobre 2020

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