Venegono Inferiore

“Fateci riaprire”: anche i commercianti di Venegono chiedono di poter tornare al lavoro

Redaelli: "Noi siamo pronti a ripartire, pronti a tornare al lavoro con tutto il necessario per la sicurezza e pretendiamo ci sia permesso"

“Fateci riaprire”: anche i commercianti di Venegono chiedono di poter tornare al lavoro
Tradate, 04 Maggio 2020 ore 18:42

Come i colleghi di Tradate e Busto Arsizio sabato, anche i commercianti di Venegono Inferiore oggi, lunedì 4 maggio, hanno manifestato dai loro negozi.

Negozi chiusi, ripartenza rimandata nell’incertezza

“Non chiediamo riaperture indiscriminate. Chiediamo regole per riaprire in sicurezza e tornare a lavorare”. Ormai è un grido sempre più forte quello rivolto al Governo dai commercianti di tutt’Italia, soprattutto da quelli che per un altro mese dovranno fare i conti con mutui, bollette e spese da pagare ma nessun euro da poter incassare. Sabato a Tradate, oggi a Venegono Inferiore, i negozianti hanno deciso di aprire simbolicamente i propri negozi per far sentire la propria voce.

“Non tutti riusciranno a riaprire”

O si apre o si muore. Questo il pensiero di tutti coloro che dietro a un bancone hanno messo la propria vita e il proprio lavoro. Le misure del Governo finora sono state insufficienti. “Con i 600 euro non abbiamo nemmeno pagato le bollette – raccontano ad esempio Monica e Lina del Coffee Break – Se non ci permettono di lavorare, in sicurezza ovviamente, saremo costrette a chiudere dopo 22 anni che siamo qui. Se abbiamo i dispositivi di protezione, se manteniamo le distanze, se sanifichiamo perchè non dobbiamo poter lavorare come altri?”. Il dramma è comune, ed è ancora più inspiegabile per quelle attività che dpi e sanificazione li usavano già prima dell’emergenza, come le estetiste. “Qui abbiamo la nostra vita – spiegano Nadia e Ornella di Linea Nuova – Ci stiamo attrezzando, abbiamo già comprato una macchina per la sanificazione con l’ozono, ma intanto arrivano solo conti da pagare. E’ un effetto domino, perchè se noi non lavoriamo non possiamo pagare i fornitori. E quando potremo riaprire, dovremo far fronte a costi maggiori perchè dovremo ‘diluire’ di più le prenotazioni”.

“Protestiamo per il nostro diritto a lavorare”

A portare a Venegono l’iniziativa Maurizio Redaelli del salone di acconciature di via Manzoni:

“Non è giusto che non si possa lavorare nemmeno garantendo la massima sicurezza per noi e per i clienti. Questa chiusura per il nostro settore è un doppio danno perchè mentre i saloni non possono lavorare gli abusivi continuano a farlo, e lo fanno anche più di prima. E oltre all’abusivismo, con loro viene meno anche la sicurezza. Noi siamo pronti a ripartire, pronti a tornare al lavoro con tutto il necessario e pretendiamo ci sia permesso. Altrimenti possiamo anche stare chiusi fino a Natale ma lo Stato si deve far carico di tutti i costi, degli stipendi per i nostri dipendenti e dei nostri”.

“Non possiamo permetterci delle chiusure”

Insieme ai commercianti anche il sindaco Mattia Premazzi e il vicesindaco Lisa Filiguri, che esprimono massima solidarietà a chi sta protestando e si uniscono alla loro voce:

“Sono d’accordo con loro dal primo momento – ha commentato il sindaco – Nell’ultimo DPCM ci sono troppe cose non chiare e inspiegabili, non c’è considerazione per queste categorie come se il Governo non avesse capito che dietro questi negozi ci sono persone, famiglie, mutui, stipendi, investimenti. La politica deve dire chiaramente come fare per riaprire e permettere di farlo. Un negozio che chiude è una perdita che non si può recuperare e non solo in termini economici, specialmente per un paese come Venegono Inferiore”.

Sempre Premazzi indica una via concreta per la ripresa:

“Serve una defiscalizzazione vera e non semplicemente un rinvio dei contributi. Nel nostro piccolo, come Comune stiamo lavorando per farlo ma la partita la gioca il Governo. Non si può pensare che oggi, domani o il primo giugno i negozi riaprano solo per poter pagare le tasse. Servono regole chiare: chi è in grado di rispettarle deve poter tornare al lavoro, chi non può deve stare chiuso e venire sostenuto”.

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