"Fateci lavorare"

Fase 2, negozi chiusi: protesta dei commercianti di Tradate e Abbiate VIDEO

Gli incassi restano a zero ma mutui, tasse e bollette arrivano. E anche in città sale la rabbia

Tradate, 03 Maggio 2020 ore 16:49

Ieri (sabato 2 maggio) una trentina di commercianti di Tradate e Abbiate Guazzone come i colleghi di tante altre città d’Italia sono andati nei propri negozi e poi in piazza per chiedere di poter tornare al lavoro in sicurezza.

Negozi chiusi, commercianti in piazza

“Chiediamo solo che ci vengano date le regole per poter tornare a lavorare in sicurezza”. Dopo il flash mob di martedì sera, i commercianti di Tradate sono tornati sabato a far sentire la propria voce. Cartelli in mano e mascherine al volto, hanno alzato le serrande dei propri negozi. “Siamo chiusi da due mesi, qualcuno non riaprirà prima di giugno – Però intanto mutui, affitti, tasse e bollette arrivano e si pagano“, lamentano in tanti. Dietro ogni bancone, rimasto a incasso zero per due mesi, ci sono poi i titolari, e i dipendenti. E le rispettive famiglie.

“Vogliamo regole per lavorare”

Tutti (o quasi) chiusi fino al 18, altri fino si spera al primo giugno sulla base di codici Ateco e non di rischio contagio o possibilità di lavorare in sicurezza. Si pensi, ad esempio ai parrucchieri e soprattutto a tatuatori ed estetiste che già prima dell’emergenza lavoravano su appuntamento, in ambienti sanificati, con strumenti sterili e con guanti, mascherina e camici. “Noi saremmo già in regola con qualsiasi tipo di disposizione possano dare per limitare il contagio – spiegano – E quando riapriremo lavoreremo probabilmente con gli stessi accorgimenti che avevamo fino a febbraio perchè sono quelli che permettono di impedire la trasmissione del virus. Che senso ha tenerci chiusi ancora un mese?”.

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“Non ci si rialzerà”

Poco spazio per l’ottimismo. Tutti i commercianti sono certi che la riapertura, quando e con le modalità concesse, sarà solo un tamponare una situazione tremendamente difficile. “La gente avrà paura, non so quanti andranno a provare dei vestiti – spiega una commerciante – Senza contare che ad oggi non sappiamo ancora i protocolli per la riapertura e per la sanificazione. E sanificare un vestito ogni volta che qualcuno lo prova significa rovinarlo in brevissimo tempo”. Anche bar e ristoranti che potranno iniziare a lavorare d’asporto da domani, sarebbero intenzionati ad effettuare servizio solo alcuni giorni alla settimana.

“Non possiamo rischiare di lavorare in perdita dopo due mesi di fermo. Abbiamo già perso migliaia di euro e i risparmi stanno finendo. O si riapre, o si tolgono le tasse, o si muore”.

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