Archeologia

Gli studiosi dell’Insubria nel “fiume di ossa” sotto Vercelli

I ricercatori dell'Università di Varese hanno ripreso i lavori in Piemonte e si preparano a nuovi scavi in Valcuvia

Gli studiosi dell’Insubria nel “fiume di ossa” sotto Vercelli
Varese, 17 Settembre 2020 ore 10:52

Osteoarcheologi e paleopatologi dell’Insubria nel fiume di ossa a Vercelli e nei siti della Valcuvia.

Gli studiosi dell’Insubria tornano sul campo in Piemonte

Il team del Centro di ricerca in osteoarcheologia e paleopatologia dell’Università dell’Insubria ha ripreso nei giorni scorsi le sue attività con un importante lavoro in Piemonte, nella Cripta della settecentesca Chiesa di Santa Maria Maggiore a Vercelli, sotto la quale un’antica leggenda racconta che scorrerebbe un “fiume di ossa”.

Lo studio

Studenti e borsisti guidati da Marta Licata hanno allestito un laboratorio per eseguire le analisi e le indagini macroscopiche sugli inumati della chiesa, al fine di redigere uno studio antropologico e paleopatologico che aiuterà a svelare aspetti altrimenti inesplorabili dell’antica popolazione. Il progetto dell’Insubria è stato approvato da monsignor Giuseppe Cavallone della Curia di Vercelli, dall’architetto dei beni della Diocesi di Vercelli Daniele De Luca e da Francesca Garanzini della Soprintendenza archeologica.

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Lavori in corso anche a Varese

Intanto proseguono le attività sul nostro territorio. Sono ripartiti da pochi giorni, con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, gli scavi sul sito di San Biagio in Cittiglio: finanziati grazie al progetto di ricerca “archeogenomica” di Marta Licata e Francesco Pallotti, sono condotti in collaborazione con l’associazione amici di San Biagio, guidata da Antonio Cellina.

Nel prossimo anno accademico, il laboratorio allestito nella navata della chiesa di Cittiglio ospiterà anche gli studenti e i tirocinanti di diversi corsi di laurea per le esercitazioni pratiche. Questa nuova campagna di scavi concluderà l’esplorazione che, iniziata alcuni anni fa, ha fornito un’imponente quantità di informazioni sull’antropologia degli antichi abitanti della Valcuvia, sui loro stili di vita e sulle malattie di cui si soffriva nei secoli medioevali.

Verso nuovi scavi in Valcuvia

I fondi ottenuti dal Centro su bandi competitivi consente di programmare anche la ripresa degli scavi e dello studio degli scheletri scoperti nell’area cimiteriale di Sant’Agostino in Caravate, in collaborazione con il Comune. E per i siti di Cittiglio, di Caravate e di altre località si apre anche una prospettiva di fruizione sia museale, con il supporto del professor Andrea Spiriti, sia turistica, grazie al finanziamento ottenuto con il progetto «Valcuvia».

La qualità scientifica del Centro di ricerca in osteoarcheologia e paleopatologia dell’Insubria, che afferisce al Dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita diretto da Luigi Valdatta, è confermata dall’attenzione della Società Italiana di Antropologia che ha scelto di celebrare a Varese il suo prossimo congresso nazionale, non appena le circostanze sanitarie lo consentiranno.

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