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Indagini

Tragedia del Mottarone: il responsabile dell’impianto avrebbe dichiarato il falso

Secondo i pm l'uomo, il 22 e il 23 maggio (giorno della tragedia), non avrebbe annotato i segnali di un malfunzionamento della funivia

Tragedia del Mottarone: il responsabile dell’impianto avrebbe dichiarato il falso
Cronaca Varese, 29 Maggio 2021 ore 09:17

Gabriele Tadini, il responsabile dell’impianto del Mottarone, avrebbe dichiarato il falso nelle annotazioni sul registro di controllo della funivia, e sarebbe pronto ad ammetterlo già oggi, sabato 29 maggio, di fronte al Gip di Verbania.

Il responsabile dell’impianto del Mottarone avrebbe dichiarato il falso nei registri di controllo

Gabriele Tadini, una delle tre persone arrestate per la tragedia del Mottarone nella quale hanno perso la vita 14 persone domenica 23 maggio, sarebbe pronto a dichiarare davanti al Gip di Verbania nella giornata di oggi di aver dichiarato il falso nelle annotazioni sul giornale nel quale venivano registrate tutte le attività di controllo e manutenzione della funivia. E’ quanto sostenuto dai pm nella richiesta di custodia cautelare: a quanto pare, sia il 22 che il 23 maggio (il giorno della tragedia), secondo i pm Tadini avrebbe “sentito provenire dalla cabina un rumore-suono caratteristico riconducibile alla presumibile perdita di pressione del sistema frenante della cabina che si ripeteva ogni due-tre minuti“. Nonostante questo però Tadini avrebbe parlato di un esito positivo dei controlli sul funzionamento dei freni.

La scelta dei forchettoni e il confronto nella giornata di oggi

Tadini sarebbe pronto ad ammettere già nella giornata di oggi, di fronte al Gip di Verbania, la responsabilità della scelta dell’uso dei “forchettoni”, ossia i blocchi che impedivano ai freni di emergenza di entrare in azione in caso di problematiche, per non far fermare l’impianto di risalita. “Ho corso il rischio ma l’ultima cosa al mondo che pensavo è che si potesse rompere il cavo traente”, avrebbe detto in carcere in un colloquio oggi col suo legale Marcello Perillo. “È pentito”, ha aggiunto il difensore preannunciando che chiederà i domiciliari.

Resta ancora da capire il motivo per il quale la fune traente abbia ceduto: per questo motivo stanno continuando i sopralluoghi sul luogo della tragedia da parte delle forze dell’ordine assieme ai consulenti della Procura: tra loro c’è l’ingegnere del Politecnico di Torino  Giorgio Chiandussi.