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Test sierologici, DiaSorin: “Pronti dal 20 aprile, nei laboratori fino a 500mila test al giorno”

Una potenza di fuoco incredibile per rilevare la presenza di anticorpi contro il coronavirus, in attesa che la ricerca sciolga il nodo sull'immunità

Test sierologici, DiaSorin: “Pronti dal 20 aprile, nei laboratori fino a 500mila test al giorno”
Saronno, 08 Aprile 2020 ore 16:35

I test sierologici con la metodica validata dal San Matteo di Pavia sono quelli studiati e realizzati dalla multinazionale DiaSorin di Gerenzano. Ora manca il marchio CE, che dovrebbe arrivare nell’arco di due settimane.

Test sierologici DiaSorin, l’arma per la ripartenza

Il direttore del Policlinico San Matteo di Pavia lo aveva dichiarato ieri: “Abbiamo trovato un test sierologico attendibile per rilevare chi ha sviluppato gli anticorpi al Covid-19”. Quel test che è stato indicato come la chiave di volta per la ripartenza della cosiddetta “Fase 2” è quello messo a punto all’Insubria BioPark di Gerenzano, di cui avevamo parlato per la prima volta a inizio marzo quando si concluse la prima fase di test.

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Enorme “potenza di fuoco”

Per avere la risposta del test saranno necessari circa 70 minuti. Ma non solo: ogni laboratorio potrà processarne 170 all’ora, con una capacità complessiva (teorica) di 500mila campioni analizzati al giorno come ha spiegato l’ad Carlo Rota a Il Messaggero. Tenendo conto che uno dei vantaggi dei test sierologici DiaSorin è la decentralizzazione delle fasi d’analisi (già attive ad esempio al Circolo di Varese) la “capacità di fuoco” nel mappare il contagio e la presenza di anticorpi nella popolazione può essere enorme: il test infatti si basa sulle macchine LIAISON XL, presenti in 5000 ospedali e laboratori di tutto il mondo, 500 in Italia.

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Non sono tamponi

Come aveva spiegato il professor Venturi ieri, i test sierologici non possono sostituire i tamponi: i tamponi rinofaringei rilevano infatti la presenza del coronavirus Sars-Cov-2 mentre i test sierologici gli anticorpi neutralizzanti all’interno del sangue: anticorpi che si sviluppano circa 2 settimane dopo l’infezione e che potrebbero (condizionale ancora d’obbligo) fornire immunità dal virus. L’analisi sarà come quella di un esame del sangue, con un prelievo. Come ha precisato l’ad di DiaSorin Carlo Rota alle pagine del Messaggero,

“E’ necessario tempo e ulteriori studi per chiarire il ruolo della risposta immunitaria per il Sars-Cov-2 e il nostro test è uno strumento che permetterà di condurre questi studi”.

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Nessun patentino, per ora

Non conoscendo ancora la durata di un’eventuale immunità al virus, è presto per parlare di un “patentino d’immunità”, che resta comunque una possibile opzione in caso di sviluppi positivi della ricerca. Oltre all’importantissimo contributo alle indagini epidemiologiche possibili grazie ai test sierologici (per capire quanto il virus sia presente nella popolazione, ad esempio), dovranno essere stilati dei protocolli che ne definiranno l’uso anche “in sinergia” con il tampone. Fino a che non ci saranno queste linee guida, l’utilizzo per un eventuale “patentino” resta impossibile.

Nei prossimi giorni il kit sarà reso disponibile ad uso di ricerca e valutazione clinica per essere commercializzato nelle settimane successive con marchio CE in Europa e sottomesso negli Stati Uniti per ricevere l’approvazione da parte della Food and Drug Administration per l’Emergency Use Authorization.

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