Diagnosi

Test sierologici a pagamento nei laboratori privati, Regione Lombardia verso il sì

Chi dovesse risultare positivo dovrà mettersi in auto-quarantena in attesa del tampone. Ma quando si riuscirà a farlo?

Test sierologici a pagamento nei laboratori privati, Regione Lombardia verso il sì
Varese, 05 Maggio 2020 ore 11:52

Rimandata con tutta probabilità a domani la delibera della Giunta regionale che darà il via libera ai test sierologici a pagamento nelle cliniche private, sia quelli basati sugli esami del sangue sia quelli “rapidi”.

Monopolio sì, monopolio no: il caos dei test sierologici

Addio al monopolio regionale dei test sierologici. Come anticipato da Il Giornale di Brescia e confermato dai vertici dell’assessorato regionale al Welfare, la Giunta di Attilio Fontana sarebbe pronta a un grosso passo indietro nella politica condotta sinora sui test sierologici, volta a monopolizzare la loro gestione in capo alla regione e alle Ats ed effettuandole solo con la tecnica sviluppata dalla DiaSorin. Decisione questa che, visto l’accordo siglato tra l’azienda e l’Ircss San Matteo di Pavia, aveva di fatto tagliato fuori dal mercato molte altre aziende produttrici di test certificati e validi che infatti avevano presentato ricorso al Tar.

Campagna iniziata, sindaci e privati fermati

In risposta a quel ricorso (accolto e su cui il Tar si esprimerà il 13 maggio), Regione aveva aperto una manifestazione di interesse per ulteriori aziende che avevano sviluppato test sierologici e che avevano ottenuto le certificazioni necessarie. Intanto però aveva anche avviato le campagne campione nelle sue Ats con il solo test DiaSorin, vietando l’utilizzo di altre metodologie anche per i privati e per le Amministrazioni comunali, anche in provincia di Varese, che si stavano attrezzando per i test nella popolazione residente. A loro, ad esempio, Regione aveva comunicato che non avrebbe riconosciuto i risultati dei tamponi “non autorizzati”, e che quindi non avrebbe concesso di eseguire il tampone su eventuali positivi ai test.

Dopo i test i tamponi, possibile?

Come ripetuto più volte dalle autorità sanitarie, il test sierologico non sostituisce il tampone. Quindi, se l’esito del primo fosse positivo (rilevando quindi la presenza di anticorpi nel soggetto), dovrebbe venir effettuato il tampone per verificare la presenza dell’infezione e stabilire così l’eventuale contagiosità. Per questo, come riporta anche Prima Bergamo, la delibera che darà il via libera ai test sierologici nei laboratori privati prevedrebbe per chi ricevesse esito positivo un’auto-quarantena obbligatoria in attesa del tampone. Questo spetterebbe all’Ats di competenza territoriale e qui si rischia di trovarsi in un imbuto: ad oggi si riescono ad eseguire circa 10mila tamponi al giorno, e di questi una buona parte è per chi è in attesa della negativizzazione. C’è la forza di fare più tamponi per evitare che dei possibili positivi (che hanno gli anticorpi anti-Covid) restino in attesa per mesi?

Sembrerebbe di no, dato che anche i test sierologici di Ats sono ben lontani dai numeri annunciati dall’assessore Gallera (20mila al giorno). E senza tempi rapidi per eseguire i tamponi sui possibili malati (tempi che anzi rischierebbero di allungarsi ulteriormente visto l’aumento delle richieste), viene meno sia la necessità di individuare subito i portatori del virus, sia la “D” delle diagnosi pilastro della “nuova normalità” di Regione Lombardia.

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