Tribunale

Si è aperto il processo per l’omicidio di Saronno

Prima udienza a Busto per il processo a carico di Elena Pagani, accusata dell'omicidio del suocero Romolo Baldo

Si è aperto il processo per l’omicidio di Saronno

Prima udienza questa mattina, venerdì 13 febbraio, in Corte d’Assise al Tribunale di Busto Arsizio per il processo a carico di Elena Pagani, accusata dell’omicidio del suocero Romolo Baldo, 86 anni, avvenuto a Saronno il 9 giugno 2025.

Omicidio Saronno: via al processo

Imputata Elena Pagani, nuora della vittima. La donna era stata arrestata in flagranza del reato e aveva poi confessato di aver inferto le coltellate fatali. I Carabinieri, allertati dal figlio della vittima e compagno di Pagani a cui la donna aveva subito raccontato cos’era successo, l’avevano trovata seduta sul divano della casa di via Pio XI, con ancora il coltello insanguinato in mano.

All’arresto la donna, ancora confusa, non aveva chiarito il movente del gesto. Il suo difensore, dopo il rigetto della richiesta d’accesso al rito abbreviato, ha parlato di un raptus, conseguenza di una crisi psicotica della donna che le avrebbe fatto percepire il suocero come un pericolo. La Procura aveva disposto una perizia psichiatrica su Pagani, che ha stabilito uno stato di minorata capacità di intendere e volere. Perizia eseguita a distanza di giorni, quando la donna sarebbe però stata “compensata” da una terapia farmacologica.

In aula: rigettato il rito abbreviato

Pagani, attualmente sottoposta alla misura cautelare dei domiciliari era in aula, assistita dall’avvocato Angelo Murdolo che ha rinnovato la richiesta di accesso al rito abbreviato con la richiesta di riqualificazione del reato: a suo dire, la presenza di ecchimosi sull’avambraccio della donna, evidenziate una decina di giorni dopo l’omicidio da una perizia, farebbero venir meno l’aggravante della minorata difesa della vittima.

Non così per il Pubblico Ministero, Roberto Bonfanti, che si è opposto insieme all’avvocato di parte civile  che assiste la figlia di Baldo, Silvia.

La Corte, presieduta dal giudice Rosella Ferrazzi, ha dichiarato inammissibile l’istanza.

Disposta una perizia psichiatrica

Avanti col procedimento ordinario. Tutte le parti hanno chiesto una perizia per accertare la capacità di intendere e volere dell’imputata al momento dei fatti. Per la difesa, Pagani al momento dell’omicidio non sarebbe stata in grado di intendere e volere, tanto da non ricordare nulla, ancora oggi, di quei momenti.

“Questo processo – ha dichiarato in aula il legale difensore – è sostanzialmente sull’imputabilità della mia assistita”.

Giovedì 5 marzo, prossima udienza per il conferimento incarico ai periti, poi spazio a testi e consulenti. Discussione delle parti e sentenza previste per ottobre.