Varese

Ricostruiscono la mano amputata a un 18enne vittima di un incidente sul lavoro

Il delicato intervento dell’equipe del dottor Tamborini al Circolo di Varese. Una bella notizia ai tempi del Coronavirus

Ricostruiscono la mano amputata a un 18enne vittima di un incidente sul lavoro
Varese, 25 Marzo 2020 ore 16:21

I chirurghi del Circolo di Varese ricostruiscono la mano ad un 18enne, vittima di un incidente a Novara: l’arto era finito nella macchina per impastare il cemento

Ricostruiscono la mano ad un 18enne

I chirurghi dell’ospedale di Varese ricostruiscono la mano amputata a un 18enne.

“La mano non si ferma”: con questa frase l’ospedale di Varese mette l’accento sull’attività della SSD di Microchirurgia e Chirurgia della Mano anche nei tempi di urgenza della malattia da coronavirus COVID-19.

Il racconto del professor Cherubino

 

A raccontare la storia a lieto fine ai tempi del Coronavirus è il professor Mario Cherubino:

“Lo scorso 12 marzo un ragazzo di 18 anni, impegnato nell’alternanza scuola lavoro, originario di Novara, stava lavorando in un cantiere edile. Erano i giorni in cui già tutti noi Lombardi non potevamo uscire, se non per andare al lavoro. Accidentalmente, per la disattenzione di un attimo, il giovane ha inserito la mano dentro una macchina per impastare il cemento. Il dolore e lo spavento devono essere stati indescrivibile, e solo l’intervento dei soccorritori ha dato l’idea della devastazione dell’arto: la mano era amputata, ed amputata nel peggior punto in cui essa possa ritrovarsi staccata, a livello dei metacarpi.

Da Como, i soccorsi hanno inviato il paziente all’Ospedale di Circolo, già individuato come uno dei tre Trauma center, l’unico con una unità di Chirurghi della mano e Microchirurghi”.

L’intervento di ricostruzione al Circolo

Il professor Cherubino spiega le fasi dell’intervento fino alla dimissione del giovane paziente:

“Il dottor Federico Tamborini, con l’aiuto del dott. Andrea Minini, assunto nel gennaio scorso, hanno effettuato il reimpianto, ricostruendo lo scheletro osseo e ricollegando i vasi sanguigni e i nervi. Questo con l’aiuto e la professionalità del personale infermieristico e degli OSS della sala operatoria, abituati a questo genere di complicati interventi: chi sa gestire le urgenze nei periodi di pace, sa come affrontare la situazione anche nella tempesta. Nei giorni successivi il ragazzo ha trovato il posto letto nel nostro reparto e, dopo una settimana, abbiamo potuto affermare che il reimpianto è stato un successo.

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Dalla dimissione, il paziente è stato accolto e trattato con la costruzione di un tutore personalizzato sulla propria mano da parte delle fisioterapiste dedicate alla Chirurgia della mano, Manuela Rossi e Daniela Zaroli, veri punti di riferimento nell’attività rieducativa.
Senza la precoce fisioterapia e le cure personalizzate, la mano re-impiantata avrebbe potuto fermarsi, congelarsi e non essere più utilizzabile. Ma, grazie al supporto delle fisioterapiste, la mano non si ferma! Proprio come la nostra ASST dei Sette Laghi”.

 

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