Castellanza

Omicidio Marilena Re, non ci furono sevizie ma resta l’ergastolo per Clericò

La difesa pronta al ricorso al Terzo Grado di Giudizio: "Compresso il diritto alla difesa"

Omicidio Marilena Re, non ci furono sevizie ma resta l’ergastolo per Clericò

Ieri la Corte d’Appello ha confermato la condanna all’ergastolo per Vito Clericò, l’uomo che nel 2017 uccise e decapitò la promoter castellanzese Marilena Re.

Omicidio Marilena Re, ergastolo confermato

Caduta in appello l’aggravante delle sevizie ma la dura sentenza emesso in primi grado è stata confermata ieri dalla Corte d’Appello: ergastolo. Non vi fu, insomma, la “crudeltà”: la decapitazione della donna infatti avvenne dopo l’omicidio secondo quanto emerso dalle indagini. Una sentenza cui comunque gli avvocati della difesa, che avevano cercato un patteggiamento, ricorreranno in Terzo Grado soprattutto per via della “compressione del diritto alla difesa” che si sarebbe attuata nel rifiutare, da parte dei giudici, il rinvio dell’udienza e in alcuni problemi tecnici nel collegamento dal carcere con Clericò imposto dalle normative anti-Covid.

Ancora aperta la posizione della moglie

Fu, quello di Marilena Re, un omicidio che sconvolse non solo Castellanza e Garbagnate, città di vittima e omicida, ma tutto il territorio. Il corpo della donna fu trovato in un sacco sepolto a 40 centimetri di profondità nell’orto di Clericò e durante i rilievi vennero trovate tracce di sangue nella casa del 65enne. Motivo per cui venne aperta un’indagine anche sulla moglie Alba De Rosa per occultamento e vilipendio di cadavere in concorso col marito, di cui si attende la decisione del pm Rosaria Stagnaro.

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