Da venerdì

Lombardia è zona rossa: vietato uscire di casa, torna il lockdown (ben poco “light”)

Per un "declassamento" a una fascia meno restrittiva serviranno 14 giorni di stabilità sotto le soglie di criticità. Contando che ne servono altrettanti per iniziare a misurare gli effetti delle restrizioni, il lockdown potrebbe durare almeno fino a dicembre

Lombardia è zona rossa: vietato uscire di casa, torna il lockdown (ben poco “light”)
Varese, 04 Novembre 2020 ore 21:05

Vietato uscire di casa salvo urgenze, come a marzo. È ufficiale, la Lombardia è zona rossa, nella fascia più critica individuata dal Governo. Lo ha annunciato poco fa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, specificando che il nuovo Dpcm entrerà in vigore da venerdì 6 novembre. «Abbiamo preso questa decisione per consentire a tutti di disporre del tempo congruo per organizzare le proprie attività», ha spiegato il premier.

Nello specifico, le Regioni inclusi nella “zona rossa” faranno parte Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta per le quali valgono le seguenti misure restrittive.

  • Vietato ogni spostamento anche all’interno del proprio Comune, salvo che per ragioni di lavoro o di prima necessità
  • Chiusi bar e ristoranti. L’asporto è consentito fino alle 22 e non sono previste restrizioni per quanto riguarda la consegna a domicilio
  • Chiusi i negozi, tranne quelli che vendono beni di prima necessità
  • Aperte edicole, farmacie, tabaccherie, lavanderie, barbieri e parrucchieri. Chiusi i centri estetici
  • Didattica distanza prevista a partire dalla seconda media
  • Chiusi i cinema, i musei, le mostre, le sale gioco e scommesse
  • Fissato il limite della capienza al 50 per cento sui mezzi pubblici
  • Sono annullati tutti i concorsi pubblici e privati tranne quelli per i medici, gli operatori sanitari e per la protezione civile

«Le ordinanze del Ministro della Salute non saranno arbitrarie ma recepiranno i dati del monitoraggio periodico dell’Istituto superiore di sanità e dei rappresentanti delle Regioni – ha aggiunto Conte -. Se una Regione dovesse rientrare per non meno di 14 giorni in una condizione di rischio più bassa potrà essere assoggettata a un regime di misure meno restrittive».

Una tempistica che però genera non poca preoccupazione: se come noto gli effetti delle restrizioni diventano misurabili dopo circa 14 giorni dall’entrata in vigore, significa che un eventuale “declassamento” in fascia inferiore non potrà avvenire in meno di un mese.

LA REAZIONE DI FONTANA: “SCHIAFFO IN FACCIA AI LOMBARDI”

Il discorso di Conte

Nell’ultima settimana monitorata, dal 19 al 25 ottobre, il numero dei nuovi casi è quasi raddoppiato rispetto alla settimana precedente e infatti l’indice RT che segnala la capacità di trasmissione del virus è aumentato sino a 1,7 come media nazionale, vuol dire che ci sono regioni con indice ancora superiore.

Rispetto alle persone contagiate, sale il numero degli asintomatici, diminuisce il numero delle persone in terapia intensiva, ma i numeri complessivi sono in costante aumento e molte regioni possono superare le soglie critiche delle terapie intensive. Dobbiamo necessariamente intervenire, quindi.

Se introducessimo misure uniche su tutto il territorio nazionale produrremo un duplice effetto negativo. Da un lato non adottare misure realmente adeguate per le condizioni delle regioni a maggior rischio e dall’altro finiremmo per imporre misure eccessivamente restrittive per quelle aree del Paese dove la situazione è meno grave.

L’Italia divisa in tre aree di rischio

Per questo abbiamo distinto la penisola in tre aree, rossa, arancione e gialla, ciascuna con proprie misure restrittive che entreranno in vigore a partire da venerdì 6 novembre 2020, perché ho voluto differire l’entrata in vigore di un giorno per consentire a tutti di disporre di un tempo congruo per organizzare le proprie attività.

Proprio poco fa il ministro Speranza adottato l’ordinanza che individua la classificazione delle Regioni.

Zone gialle: ci sono Veneto, Toscana e Liguria

Area gialla: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia, Friuli, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto, Trento e Bolzano.

In queste regioni vietato circolare dalle 22 alle 5, salvo comprovati motivi e durante il giorno raccomandiamo di limitare gli spostamenti e se non per motivi di salute, di lavoro, di studio o di necessità.

Nel weekend chiusi i negozi nei centri commerciali ad eccezione delle farmacie.

Didattica a distanza per le superiori, lezioni in presenza per tutte le altre scuole.

Sospese tutte le prove preselettive e scritte in presenza per i concorsi pubblici.

Mezzi di trasporto al 50%.

Sospese scommesse, giochi, videogiochi anche nei bar e nelle tabaccherie.

Bar e ristoranti aperti fino alle 18, asporto fino alle 22, nessuna restrizione per la consegna a domicilio.

Zone arancioni: Puglia e Sicilia

Area Arancione: Puglia e Sicilia.

Anche qui vietato circolare dalle 22 alle 5, in aggiunta vietato spostarsi da una regione all’altra e anche da un Comune all’altro, salvo comprovati motivi (tranne nel caso in cui nel Comune di residenza i servizi non siano disponibili).

Raccomandiamo comunque di non fare spostamenti non necessari.

Chiudiamo anche bar e ristoranti 7 giorni su 7, possono però operare per l’asporto fino alle 22 e nessuna restrizione per il domicilio.

Stesse restrizioni anche per i centri commerciali, chiudono anche mostre e musei e anche qui didattica a distanza per le superiori. Anche qui trasporto pubblico al 50% e attività di giochi e scommesse chiuse, così come piscine, palestre, teatri, cinema, mentre restano aperti i centri sportivi.

Zone rosse: Lombardia e Piemonte in testa

Aree rosse: Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta.

Vietato ogni spostamento anche all’interno del proprio Comune in qualsiasi orario, salvo che per motivi di lavoro necessità e salute. Quindi va da sé che non ci si può spostare anche da una regione all’altra oltre che da un Comune all’altro.

Chiudono bar e ristoranti, ma asporto consentito fino alle 22 e nessuna restrizione per il domicilio.

Chiudono i negozi, fatta eccezione per gli alimentari e beni di necessità. Restano aperte tabaccherie, farmacie, parafarmacie, lavanderie, parrucchieri e barbieri. Chiusi invece i centri estetici.

Per la scuola la didattica a distanza è prevista anche per le classi di seconda e terza media. Restano quindi aperte solo le scuole dell’infanzia le elementari e la prima media (non abbiamo voluto imporre sacrifici agli studenti perché hanno appena iniziato un nuovo ciclo scolastico e si sono appena conosciuti con i loro professori ed è giusto che possano proseguire in presenza).

Corsi universitari a distanza, sospesi i concorsi.

Sospese le competizioni sportive, salvo quelle riconosciute di interesse nazionale. Rimane consentito svolgere attività motoria nei pressi della propria abitazione e attività sportiva solo all’aperto in forma individuale.

Naturalmente anche qui stesso discorso per musei, mostre, teatri, cinema, palestre, attività di gioco e trasporto pubblico al 50%.

Niente aree verdi e monitoraggio giorno per giorno

Non ci sono aree verdi perché la pandemia corre ovunque e non ci sono territori che possono sottrarsi a queste nuove restrizioni.

Aggiornamenti sulla condizione di rischio delle varie regioni verranno fornite mano a mano dalle ordinanze del ministro della Salute: non saranno discrezionali, perché recepiranno l’esito del monitoraggio periodico effettuato congiuntamente dall’Iss, dal Ministero e dai rappresentanti delle regioni (risultati condivisi anche dal Comitato tecnico scientifico). Per intenderci se una regione dovesse rientrare in condizioni di stabilità per almeno 14 giorni potrà essere assoggettata successivamente a un regime di misure meno restrittivo.

In arrivo anche Decreto Ristori Bis

Dobbiamo frenare l’impennata della curva di contagio. Comprendiamo la sofferenza psicologica e la frustrazione, ma dobbiamo tenere duro. Siamo già all’opera per mitigare le ripercussioni negative che queste restrizioni avranno sulle attività economiche e sui redditi: già questa settimana porteremo in Consiglio dei ministri un nuovo Decreto legge che consentirà indennizzi agli operatori economici colpiti da queste misure. Un decreto che si aggiunge a quello appena adottato, lo potremmo chiamare decreto Ristori bis. Anche questa volta punteremo ad accreditare direttamente sui conti correnti degli operatori tramite l’Agenzia delle entrate.

Ci aspettano ancora mesi lunghi e difficili, ma rispettando le regole con l’impegno di tutti possiamo raffreddare la curva epidemiologica e recuperare un margine di serenità è un percorso che dobbiamo compiere tutti insieme sorreggendosi sostenendoci gli uni con gli altri.

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