Cronaca
Oltre cento "colpi"

Falsi restauratori professionisti della truffa a preti e parroci: estorsioni per centinaia di migliaia di euro

Le indagini hanno permesso di ricostruire l'attività illecita condotta da 13 persone sin dal 2015

Cronaca Gallarate, 20 Ottobre 2020 ore 13:31

Questa mattina si è conclusa con otto ordinanze di misure cautelari l'operazione Res Eccleasiae condotta dai Comandi Provinciali dei Carabinieri di Pordenone, Bergamo, Varese, Brescia e Roma con il supporto del Secondo Nucleo Elicotteri di Orio al Serio. Sgominata un'organizzazione di falsi restauratori che, una volta ricevuti i beni della Chiesa per il restauro, estorcevano denaro e gioielli a preti e parroci.

Falsi restauratori, veri truffatori ai danni della Chiesa

Si presentavano come restauratori, promettendo ottimi lavori a prezzi molto convenienti, poi chiedevano somme ingenti per la riconsegna degli oggetti preziosi consegnatigli da preti e parroci di tutt'Italia. Degli otto raggiunti stamattina dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale , residenti a Pravisdomini (PN), Fontanella (BG), Samarate (VA) e Labico (RM), tre sono attualmente in carcere, due agli arresti domiciliari e tre all’obbligo di dimora nel comune di residenza o domicilio.

Centinaia gli episodi contestati e ricostruiti grazie alle indagini dell'Arma, avviate dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cagliari nel dicembre 2017 dopo diverse segnalazioni e denunce. Le indagini fecero emergere un'attività illecita condotta da 13 persone di etnia Rom, appartenenti a cinque famiglie discendenti dai medesimi capostipiti (Romanì). Le tre persone attualmente in carcere costituivano il vertice del gruppo criminale, sia partecipando attivamente alla commissione di alcuni reati, sia dando direttive sul modus operandi da adottare a seconda dei crimini da commettere, insieme a indicazioni sulla collocazione e sulla gestione dei proventi illeciti, che confluivano in un unico conto corrente.

Oltre cento episodi dal 2015

Attraverso l’utilizzo di automezzi, schede e telefoni, falsa modulistica e persino di un locale dotato della strumentazione necessaria alla realizzazione di trattamenti galvanici, i ‘consociati’ simulavano l’attività di una solida e strutturata azienda di restauro, perpetrando un numero indeterminato di delitti contro il patrimonio, truffe ed estorsioni.

Dal 2015 si sarebbero verificati oltre cento episodi, ricostruiti grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video, servizi di osservazione, controllo, pedinamento e accertamenti patrimoniali. Il modus operandi era ormai consolidato: accreditandosi come esperti restauratori attraverso l’utilizzo di modulistica creata ad hoc, di false referenze e talvolta di false identità, convincevano i religiosi a consegnare beni ecclesiastici, per lo più argenti, per effettuare interventi di ripulitura o restauro, concordando in un primo momento prezzi estremamente competitivi. Prima della riconsegna i malviventi richiedevano il pagamento di una somma molto più alta rispetto a quella pattuita, adducendo come scuse la sopravvenuta necessità di utilizzare grossi quantitativi d’oro (a volte facendosi consegnare gioielli ed ex voto al fine di fonderli per utilizzarne il metallo), quella di dover pagare manodopera aggiuntiva, ovvero sostenendo che il prezzo concordato fosse da intendere al pezzo e non per la totalità dei beni affidati.

Se i parroci esprimevano perplessità o si rifiutavano di pagare quanto richiesto, i falsi restauratori li minacciavano di non restituire i beni e di informare la Curia o la Soprintendenza del fatto che, senza le previste autorizzazioni, avevano consegnato per il restauro beni culturali tutelati.

Estorsioni per diverse centinaia di migliaia di euro

L’importo economico estorto è stato quantificato in diverse centinaia di migliaia di euro, a cui andrebbe sommato il valore dei pezzi mai restituiti, dei gioielli devozionali talvolta utilizzati dalle vittime a titolo di pagamento, degli interessi dei finanziamenti accesi dai parroci per poter far fronte alle indebite richieste di pagamento.

I proventi in case, auto, terreni e vacanze di lusso

Grazie ai proventi dell’attività illecita e ad altri espedienti volti a evadere il fisco, a cui risultano di fatto sconosciuti, i malviventi riuscivano a condurre una vita molto agiata, acquistando abitazioni, terreni e autovetture di grossa cilindrata, nonché organizzando vacanze di lusso e festini a base di champagne. In merito alla riconosciuta capacità finanziaria dei consociati, il G.I.P. scrive:

"…a fronte di una formale situazione di povertà estrema, che dipinge gli associati come sostanzialmente nullatenenti, il quadro emerso dalle indagini appare completamente diverso, e vede tutti gli indagati condurre una vita agiata e disporre di ingenti somme di denaro, da loro talvolta utilizzate anche per investimenti immobiliari (…)" e ancora "si è accertato che gli stessi sono assidui frequentatori di ristoranti e pizzerie, locali nei quali sono soliti spendere somme anche molto consistenti e comunque tengono un tenore di vita più che agiato".

Inoltre, gli accertamenti richiesti all’INPS hanno permesso di riscontrare che quattro dei destinatari della misura cautelare percepiscono il Reddito di Cittadinanza.

Oggetti danneggiati anche irrimediabilmente

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I funzionari storici dell’arte delle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari e di Sassari, nominati ausiliari di P.G., descrivono lo stato di conservazione di alcuni beni “restaurati” dall’organizzazione criminale di falsi restauratori: “Tutti gli oggetti sottoposti a questi lavori non autorizzati non possono definirsi in uno stato di conservazione migliore rispetto al momento precedente l’intervento, ma anzi scontano i danni di operazioni invasive, inidonee, con un netto ed evidente peggioramento dei fenomeni di degrado” e “gran parte dei manufatti non hanno in nulla beneficiato dell’intervento; anzi, hanno in gran parte subito operazioni aggressive, invasive e scorrette sotto tutti i profili, che non hanno fatto altro che accelerare il loro processo di degrado e perdita di identità di bene culturale”.

I sequestri

Contestualmente all’indagine, è stato eseguito il sequestro preventivo di una villetta bifamiliare in Fontanella (BG), di un terreno edificabile ubicato ad Azzano Decimo (PN) e di tutti i conti correnti e delle polizze di pegno intestati agli indagati; inoltre è stata data esecuzione a tre decreti di perquisizione nei confronti di persone indagate in stato di libertà a Urago d’Oglio (BS).

Con l’operazione di oggi e il sequestro preventivo dei beni, lo Stato ha dato un importante segnale al radicato fenomeno criminale delle truffe, del restauro abusivo e del conseguente, spesso irreversibile, danneggiamento dei beni culturali chiesastici.

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