Violenza contro le donne, un anno di lavoro dei CUAV: quasi 400 contatti e oltre 200 uomini presi in carico nei territori di ATS Insubria.
In un anno quasi 400 contatti e oltre 200 uomini presi in carico
Nel suo primo anno di attività, la rete dei Centri per Uomini Autori o potenziali autori di Violenza (CUAV) attiva nei territori di ATS Insubria – con due sedi a Varese e due a Como – restituisce una fotografia del fenomeno e dell’impatto dei percorsi di responsabilizzazione dedicati agli uomini che hanno agito violenza o che riconoscono di avere difficoltà nella gestione della rabbia.
I numeri e il profilo degli utenti
I servizi hanno intercettato 398 uomini, tra richieste di informazioni e primi appuntamenti, e 224 di loro hanno poi completato la valutazione di idoneità al trattamento. Chi si rivolge al CUAV ha un’età media di 42 anni, un diploma di scuola secondaria di I grado nel 48,3% dei casi o di II grado nel 34,8%. Il 33,85% è celibe e il 32,69% sposato mentre risulta stabilmente occupato il 61,5%. La maggior parte accede ai CUAV in presenza di provvedimenti giudiziari già attivi e i reati più frequenti riguardano episodi di violenza domestica verso partner, ex partner e, in alcuni casi, figli.
Prevenzione e cultura del rispetto
“I dati di questo primo anno dimostrano quanto sia fondamentale lavorare sulla protezione delle vittime e anche sul cambiamento degli uomini autori di violenza. Intervenire su entrambi i fronti significa prevenire nuove situazioni di rischio e contribuire alla creazione di comunità più consapevoli e sicure. La collaborazione con scuole, enti e servizi territoriali è un investimento necessario sulla cultura del rispetto”, spiega la direzione di ATS Insubria.
Percorsi di trattamento e attività sul territorio
Nei centri gli uomini possono trovare un supporto per riconoscere i loro gesti e prevenire le recidive attraverso interventi sia individuali sia di gruppo, finalizzati a far riconoscere agli uomini la violenza agita, assumerne la responsabilità e sviluppare strategie relazionali ed emotive alternative. Accanto ai percorsi trattamentali, l’attività di prevenzione rappresenta una componente centrale del progetto. Tra le iniziative attivate un gruppo psicoeducativo rivolto a uomini con storie di dipendenza, incontri nelle scuole superiori sul tema degli stereotipi di genere e del consenso ed eventi pubblici realizzati in collaborazione con realtà locali e servizi dedicati. Il lavoro prosegue anche in ambito penitenziario: nelle case circondariali di Varese e Como dove si conducono gruppi dedicati ai detenuti, offrendo spazi strutturati di riflessione e cambiamento.