La novità

Un app per aiutare le donne (e non solo) in situazioni di disagio o vulnerabilità

Si chiama Athemis ed è stata sviluppata per iPhone e Apple Watch da Marco Lepori di Olgiate Olona

Un app per aiutare le donne (e non solo) in situazioni di disagio o vulnerabilità

Nasce a Olgiate Olona Athemis, una nuova app di sicurezza personale per le donne e non solo. L’applicazione, sviluppata per iPhone e Apple Watch, è pensata per velocizzare la richiesta d’aiuto nei momenti di disagio o vulnerabilità.

«Non risolve certo un problema culturale profondo, ma aiuta chi si sente in difficoltà a chiedere supporto più in fretta», spiega Marco Lepori, professionista del settore finanziario, programmatore informatico e residente a Olgiate Olona.

Un supporto nei momenti di difficoltà

Quante volte ci si ritrova a camminare per strada la sera, tornando verso casa o rientrando da una commissione, avvertendo una sensazione sottile di disagio? Una presenza insistente, un comportamento sgradevole o semplicemente un contesto che non ci fa sentire tranquilli.

Non sempre ci si trova di fronte a un pericolo immediato e reale, ma si può comunque sentire il bisogno di avere un punto di riferimento, avvisare qualcuno o sapere dove dirigersi. È partendo da questa riflessione che Lepori ha ideato e sviluppato Athemis, un’applicazione per dispositivi Apple nata nel tempo libero e progettata per offrire un supporto concreto alla sicurezza personale.

Come funziona Athemis

L’applicazione si sviluppa attorno a due pulsanti principali: “Emergenza ORA” e “Non mi sento al sicuro”. Il primo è pensato per una situazione percepita come urgente: consente di avviare una chiamata al 112 o a un contatto fidato preimpostato e, subito dopo, di inviare un messaggio WhatsApp già pronto.

Il messaggio non si limita a chiedere aiuto, ma condivide anche la posizione, statica e non in tempo reale, di chi lo invia. Una funzione utile sia a chi è in difficoltà sia a chi riceve la comunicazione e può eventualmente allertare le forze dell’ordine.

Una richiesta d’aiuto discreta

Il secondo pulsante, “Non mi sento al sicuro”, risponde invece a un bisogno diverso: coinvolgere qualcuno anche prima che l’emergenza sia evidente, privilegiando l’invio discreto di un messaggio con la posizione, senza dover necessariamente allertare subito le forze dell’ordine.

«Perché questa formulazione? – spiega Lepori – Perché riconosce una condizione che spesso precede l’emergenza. Una persona può avere bisogno di supporto anche senza saper spiegare esattamente perché. Mi interessava evitare che l’unico ingresso nell’app fosse una dichiarazione molto forte, come “sono in pericolo”. “Non mi sento al sicuro” lascia spazio a una percezione personale, a un’incertezza. È una frase che potresti dire a un amico».

Gli strumenti disponibili

Il nome dell’app richiama Themis, la figura della mitologia greca associata alla giustizia e all’ordine e, insieme all’icona scelta, evoca l’immagine protettiva di uno scudo digitale.

L’innovazione non consiste nell’aver inventato una singola funzione tecnologica: la condivisione della posizione e la registrazione audio sono già presenti, per esempio, su iPhone. In Athemis, però, tutte le funzioni disponibili sono organizzate, coordinate e raggiungibili da un solo punto, permettendo di risparmiare secondi preziosi.

«Quando siamo tranquilli, passare da rubrica, messaggistica a mappe e chiamate è facilissimo. Quando ci si trova in una situazione di stress, di agitazione, anche operazioni semplici e conosciute a memoria possono richiedere un’attenzione che invece dovremmo dedicare al contesto e al metterci al sicuro. Ho cercato di rendere più semplice trovare l’azione pertinente e raggiungere i contatti preselezionati».

Registrazione e navigazione

Alle due funzioni principali si aggiungono altri strumenti, come la registrazione audio automatica, che si attiva con il tasto di emergenza e salva il file nell’Archivio Sicuro del dispositivo per documentare l’accaduto.

L’app comprende inoltre la modalità Stealth, che mostra una schermata fissa con l’orario mimetizzando l’uso del telefono mentre continua a registrare, la simulazione di una chiamata in arrivo e “Portami al sicuro”, un navigatore rapido che guida l’utente verso la stazione di polizia più vicina o un indirizzo di fiducia preimpostato.

«L’obiettivo progettuale è ridurre i passaggi e lo sforzo richiesto in ogni situazione».

Privacy e sicurezza dei dati

Un altro pilastro fondamentale nella progettazione di Athemis è la tutela della riservatezza dei dati, secondo un approccio privacy-first.

«L’app non richiede la creazione di un account e non utilizza un server centrale per conservare i dati personali degli utenti. Le registrazioni audio rimangono cifrate e archiviate direttamente sul dispositivo, protette da PIN o riconoscimento facciale. Non c’è nulla che esce dal telefono se non voluto dall’utente».

L’idea alla base del progetto

Dietro la nascita dell’app ci sono anche il peso dei fatti di cronaca e la volontà di offrire uno strumento concreto contro le situazioni di vulnerabilità.

«Di fronte ad atti ignobili come i femminicidi e alla violenza contro le donne, sento il desiderio di contribuire, nel mio piccolo, con qualcosa di concreto. Non penso che un’app possa risolvere un problema così profondo, perché esso deve essere ovviamente affrontato culturalmente, istituzionalmente, in maniera strutturale. Né attribuisco ad Athemis la capacità di impedire un’aggressione. Penso però che possa facilitare una segnalazione tempestiva a una persona fidata, anche quando il pericolo è soltanto percepito e non si riesce ancora a descriverlo con chiarezza».

A chi può essere utile

A chi può essere utile Athemis? «Non ho pensato a un cluster specifico di persone, ma a delle situazioni: chi torna a casa da solo, chi viaggia, chi lavora la sera, chi fa percorsi che non lo mettono a suo agio. Volevo creare uno strumento utile per qualsiasi situazione di vulnerabilità, aperto a chiunque.

Sicuramente ho pensato anche a mia moglie e ai miei figli: se dovessero mai trovarsi in una situazione di pericolo, è uno strumento che potrebbe aiutarli».

Gli sviluppi futuri

Oggi Athemis è disponibile sull’App Store di Apple per iPhone e Apple Watch al prezzo simbolico di 1,99 euro, ma lo sguardo di Lepori è già rivolto al futuro.

Tra gli obiettivi ci sono lo sviluppo della versione per i dispositivi Android, per raggiungere molte più persone, le traduzioni per diffondere l’app in Europa e il dialogo con le realtà del territorio per capire come rendere lo strumento sempre più utile alla collettività.

«Sto prendendo contatti con associazioni e con i Comuni: se dovessero sostenerla, l’idea è di riuscire a distribuire l’app gratuitamente».

Un progetto in evoluzione

Tra le idee in cantiere figurano anche lo studio di una rete di prossimità a supporto dei contatti fidati e l’esplorazione dell’intelligenza artificiale per aiutare a valutare gli scenari di rischio, senza sostituirsi alle scelte dell’utente.

«Sentirsi in difficoltà può essere sufficiente per desiderare un contatto, un riferimento, un modo per agire. Non sempre abbiamo subito le parole per descrivere ciò che sta succedendo», racconta l’ideatore Marco Lepori.

«Athemis nasce per rendere alcune di queste azioni più accessibili, mantenendo la persona al centro delle scelte. Se riuscirà ad aiutarla a trovare con più facilità il passo utile in quel momento, avrà dato un contributo concreto».

Un progetto a “chilometro zero”, nato dalla sensibilità di un cittadino del territorio, che trasforma lo smartphone in un piccolo scudo digitale a portata di mano.