L’inclinazione costante del capo per guardare smartphone, tablet e computer è diventata un’abitudine diffusa a ogni età, ma il costo in termini di benessere muscoloscheletrico può rivelarsi elevato.
Text Neck o collo da smartphone
L’inclinazione costante del capo per guardare smartphone, tablet e computer è diventata un’abitudine diffusa a ogni età, ma il costo in termini di benessere muscoloscheletrico può rivelarsi elevato. È il fenomeno del cosiddetto “Text Neck” (o “collo da smartphone”), un’espressione utilizzata per descrivere la tensione, la rigidità e i disturbi della regione cervicale associati soprattutto a posture mantenute a lungo durante l’uso dei dispositivi digitali.
Per comprendere la portata del problema, individuare le giuste strategie di prevenzione e fare il punto sulla salute della colonna vertebrale e sui comportamenti corretti da adottare, abbiamo consultato la dottoressa Daniela Casarotti, direttore supplente della Riabilitazione Generale e Neuromotoria di Asst Lariana.
I dati biomeccanici mostrano che inclinare la testa in avanti a 60 gradi può generare sulle strutture del collo un carico paragonabile a una forza di circa 27 kg. Tuttavia, come chiarisce la specialista, il fattore di maggior rischio non è la postura in sé, né una potenziale usura precoce della colonna – un falso mito da sfatare -, bensì la fissità e la durata della posizione mantenuta nel tempo. Il problema riguarda da vicino anche bambini e adolescenti, per i quali l’obiettivo principale deve essere l’educazione a un uso consapevole della tecnologia unito a una regolare attività motoria.
Cos’è la sindrome da “Text Neck”
Dottoressa Casarotti, cos’è la sindrome da “Text Neck” e cosa accade alla colonna?
“Quando siamo in posizione eretta e guardiamo davanti a noi, il peso della testa viene distribuito in modo relativamente equilibrato. Quando invece la testa viene inclinata in avanti per osservare lo smartphone, aumenta la leva esercitata sui muscoli e sulle strutture della regione cervicale. Più il capo viene portato in avanti, maggiore può essere il carico biomeccanico sui tessuti del collo. Il valore spesso citato di circa 27 kg a 60 gradi di flessione rappresenta una stima delle forze biomeccaniche generate dalla posizione della testa e non significa che la colonna cervicale “pesi” o sostenga letteralmente 27 kg.
Il problema principale è soprattutto la ripetizione e la durata della postura: mantenere a lungo il collo in una posizione fissa può favorire affaticamento muscolare, dolore, rigidità e tensione nella zona cervicale e nelle spalle. Non è invece corretto considerare automaticamente il Text Neck come causa di un’usura permanente o precoce dei dischi intervertebrali: gli eventuali processi degenerativi dipendono da numerosi fattori e non dalla sola postura davanti allo schermo”.
Quali sono i sintomi che meritano un consulto medico?
“I disturbi più comuni possono comprendere: dolore o tensione al collo, alle spalle e alla parte alta della schiena; rigidità e difficoltà nei movimenti del capo; mal di testa associato alla tensione dei muscoli cervicali; affaticamento muscolare dopo periodi prolungati davanti allo schermo. Particolare attenzione va prestata invece alla comparsa di formicolio, intorpidimento, dolore o debolezza che si irradiano dal collo lungo il braccio fino alla mano. Questi sintomi possono essere compatibili con un coinvolgimento delle strutture nervose e meritano una valutazione medica, soprattutto se persistono o peggiorano”.
E per bambini e adolescenti?
“Anche bambini e adolescenti trascorrono oggi molto tempo utilizzando smartphone, tablet, computer e console. In questa fascia d’età è particolarmente importante promuovere abitudini corrette, alternando il tempo davanti agli schermi con movimento, attività fisica e pause frequenti. Una postura mantenuta a lungo può contribuire a dolore, rigidità e altri disturbi muscoloscheletrici anche nei più giovani. È però opportuno evitare conclusioni troppo categoriche: non è dimostrato che l’uso degli smartphone provochi direttamente deformità permanenti della colonna, artrosi precoce o discopatie. L’obiettivo, quindi, non è demonizzare la tecnologia, ma ridurre il tempo trascorso in posture statiche e favorire un uso più consapevole dei dispositivi”.
Semplici accorgimenti per aiutare nella vita quotidiana
Quali semplici accorgimenti possono aiutare nella vita quotidiana?
“Alcune modifiche delle abitudini possono contribuire a ridurre il sovraccarico cervicale:
- Alzare lo smartphone: quando possibile, portare il dispositivo più vicino all’altezza degli occhi, evitando di mantenere a lungo la testa inclinata verso il basso.
- Cambiare posizione frequentemente: non esiste una postura perfetta da mantenere per ore. È più utile alternare le posizioni, alzarsi, camminare e fare brevi pause.
- Fare pause regolari: la regola 20-20-20 è nata soprattutto per contrastare l’affaticamento visivo da schermo (ogni 20 minuti, guardare per circa 20 secondi a una distanza di almeno 6 metri). Può essere inserita all’interno di una più generale abitudine a interrompere periodicamente il lavoro sedentario.
- Curare la postazione di lavoro: lo schermo dovrebbe essere posizionato in modo da non costringere a mantenere continuamente il collo flesso.
- Muovere il collo e le spalle: semplici esercizi di mobilità, eseguiti senza dolore, possono aiutare a interrompere la rigidità associata alle posture statiche.
- Esercizio Chin tuck (“doppio mento”): portare delicatamente il mento all’indietro, senza abbassarlo, mantenendo la posizione per alcuni secondi e poi rilassando. L’esercizio può essere ripetuto più volte, purché non provochi dolore.
- Esercizio di retrazione scapolare: portare delicatamente le scapole indietro e verso il basso, senza sollevare le spalle, mantenendo per qualche secondo la posizione.
La regola più semplice da ricordare è: meno tempo immobili, più movimento e una maggiore attenzione a come utilizziamo gli schermi. Il Text Neck non va interpretato come una nuova patologia causata dagli smartphone, ma come un modo efficace per descrivere un problema sempre più attuale: l’impatto delle posture statiche e prolungate sul nostro benessere. Piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane possono fare una grande differenza”.