Prima assemblea al castello dei missionari di Venegono Superiore per il comitato spontaneo «Meno pista, più paesaggio e pace».
Esposto in Comune per fermare i lavori sulla pista
I lavori sul terreno di via De Gasperi continuano ad agitare il dibattito. Tanto che ora, a raccogliere e portare avanti la voce di chi teme un aumento dei voli di Leonardo, è nato anche il comitato spontaneo «Meno pista, più paesaggio e pace», che giovedì ha tenuto un primo incontro pubblico al castello dei Missionari Comboniani.
Sul tavolo dubbi, timori e sospetti circa i lavori, da un paio di milioni di euro, iniziati da qualche tempo per lo spostamento dell’antenna ILS, l’ampliamento della «fascia di overrun» e la posa di una rete, come richiesto da ENAC per ragioni di sicurezza dopo il passaggio dell’aeroporto dal Demanio Militare a quello Civile.
Il Comitato contesta l’impatto dei lavori sul territorio
«Una profonda trasformazione territoriale e geopolitica destinata a modificare l’equilibrio della Piana di Venegono», spiegano dal Comitato, che per primo punta il dito contro la scarsa informazione da parte dell’Amministrazione, limitata a una risposta in consiglio comunale da parte del sindaco Fabiano Lorenzin e, successivamente, a un post su Facebook della sua lista.
Il sindaco in quelle occasioni aveva cercato di stemperare i timori, spiegando che non è in programma alcun allungamento della pista, ma anzi un suo accorciamento, e che i lavori erano necessari per ragioni di sicurezza, «fondamentali – aggiungeva – per garantire l’operatività dell’aeroporto e dello stabilimento di Leonardo».
Spiegazioni che non bastano al Comitato. «Non vogliamo giocare con le parole – è intervenuto Fabio Mattiuzzo –. Nei fatti assistiamo a un netto aumento del suolo artificializzato. Un pezzo di prato stabile, storicamente agricolo e ad uso pubblico, viene sbancato, consolidato con uno spesso strato di pietrisco e recintato per diventare un’infrastruttura a servizio dei velivoli».
I timori per sicurezza, ambiente e qualità della vita
Il presidente di Abbasso la Guerra, Elio Pagani, si è invece concentrato sul passaggio dell’area tra i due Demani che, «in una situazione di crescente importanza militare dell’aeroporto, è servito di fatto a favorire le esigenze industriali e i test di volo della società, deresponsabilizzando le istituzioni locali e limitando il dibattito pubblico».
Carlo Incarbone ha posto l’accento sulle ripercussioni sulla quotidianità dei residenti della zona, tra rumore, inquinamento e le conseguenze di una futura chiusura di via De Gasperi. Giorgio Gallo ha invece chiesto l’applicazione del principio di precauzione su una struttura che, essendo legata alla produzione di velivoli militari e sistemi d’arma, è di fatto un «obiettivo sensibile».
«I cittadini devono essere coinvolti nelle decisioni»
A tirare le fila dell’incontro, Carlo Benedusi e l’ex consigliere comunale Roberto Restelli: «Interventi così rilevanti devono essere discussi per tempo con i cittadini, non lasciando che se ne venga a conoscenza quasi a cose fatte».
Guardando a quello che succede nel mondo, i rappresentanti del Comitato ritengono che non si debba accettare passivamente ciò che viene prospettato dai governi: «L’unica soluzione è che tutti insieme spingiamo per uscire dalla gabbia bellica e anche dal ricatto occupazionale: la produzione di armi, che è produzione di morte, non salva nessuno e genera solo disastri, odio continuo tra i popoli e conflitti ormai sempre più duraturi e che praticamente si autoalimentano».