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Natale in arrivo

Dal carcere al Ministro Cartabia, consegnato il primo cesto di Natale de La Valle di Ezechiele

Quattro cesti per regalare prodotti di qualità ai propri cari e un futuro a chi li ha prodotti. La cooperativa La Valle di Ezechiele non ha dubbi: il lavoro è il primo antidoto al carcere, e va sostenuto

Dal carcere al Ministro Cartabia, consegnato il primo cesto di Natale de La Valle di Ezechiele
Attualità Busto Arsizio, 20 Ottobre 2021 ore 09:42

Tornano nella loro seconda edizione i cesti di Natale della Cooperativa Sociale “La Valle di Ezechiele”, che raccolgono e offrono prodotti alimentari delle cooperative operanti nelle carceri di tutto lo stivale d’Italia: dalla pasta dell’Ucciardone di Palermo alle confetture di Sondrio; dal caffè di Pozzuoli ai biscotti di Verbania.

Il Ministro Cartabia nel carcere di Busto per La valle di Ezechiele

La cooperativa, nata presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio per offrire opportunità lavorative a persone detenute, riceverà il taglio del nastro lunedì 25 ottobre dal Ministro della Giustizia Marta Cartabia, che, dopo una visita al penitenziario, si recherà al capannone sito in Fagnano Olona, per celebrarne l’inaugurazione.

A lei il dono del primo cesto di Natale e della prima cassetta in legno: le verranno omaggiati dalle persone che stanno scontando la pena in misura alternativa alla detenzione, con un contratto di lavoro nella cooperativa.

Quattro cesti: arriva anche Artaban

Il cesto Melchiorre

I cesti prendono il nome dai Re Magi, perché sono un dono, da porgere, come i Magi al Bambino Gesù. Poiché quest’anno ai tre cesti creati l’anno scorso - da 25, 50 e 75 euro, a seconda della capienza e del numero dei prodotti - si aggiunge una pregevole cassetta in legno, ecco il quarto re, che la tradizione chiama Artaban: giunto troppo tardi alla grotta, per aver dilapidato i suoi preziosi ai tanti poveri che chiedevano aiuto. Gaspare, Melchiorre e Baldassarre per i tre sacchi.

I sacchi in juta, in cui si alloggeranno i frutti del lavoro carcerario, trattengono una refurtiva assai preziosa: sia perché i prodotti sono di alta qualità, sia per il valore umanitario che realizzano.

"Non fare la carità dai lavoro"

"La coreografia del Natale difficilmente si sposa col mondo della detenzione - riconoscono da La Valle di Ezechiele - perché accende lumi sugli ultimi che, non sarebbero causa della propria condizione svantaggiata. La proposta della cooperativa infatti non vuole allargare le maglie di una sensibilità natalizia, del resto ancora lontana nel mese di ottobre, ma vuole osare altro: non fare la carità; dai lavoro! Nessuno vuole ‘fare la carità’ ai carcerati. Né loro la desiderano, a essere onesti. Dai lavoro! Questo è il ritornello che accompagna la proposta.

Acquistando questi cesti non si fa un regalo solo a chi li riceve, ma anche e soprattutto a chi li produce: mamme e papà che potranno onestamente guadagnarsi di poter mandare a casa un regalo ai propri bimbi e far sentire loro un po’ dell’affetto, che avrebbero tutto il diritto di ricevere. Potranno mettere da parte qualche soldino per avviare una vita nuova, quando sarà ora di uscire dal carcere. Potranno sentirsi un po’ orgogliosi, perché parte di un processo produttivo di successo".

Anche le imprese bustocche nel cesto del carcere

Insieme ai tre cesti di Natale, una cassetta in legno, prodotta dalla Cooperativa nella falegnameria del carcere di Busto Arsizio, grazie al valido impegno di tre persone detenute e mastro Gino, falegname de “La Valle di Ezechiele”, dal cuore d’oro e dalle mani inesauste.

Questa bella storia si è trovata a intrecciarsi con la pasticceria Colombo 1933 e con il Birrificio Orso Verde, entrambe realtà importanti nel tessuto produttivo bustocco: produrranno panettone e birra a marchio La Valle di Ezechiele, ospitando in tirocinio due lavoratori della cooperativa, scarcerati grazie a questa opportunità lavorativa.

Così la Calloni TEX di Arconate, cercando personale, ha trovato la pronta indicazione di una persona a breve nei termini, per chiedere la misura alternativa.

"Questo dialogo con il mondo produttivo del territorio ci sembra foriero di alleanze piene di futuro e capaci di generare davvero la sicurezza, tanto sbandierata dai sostenitori del ‘gettare la chiave della cella’".

Il lavoro salva dal carcere

Come ha efficacemente dimostrato Milena Gabanelli in uno dei suoi DATA ROOM, 7 persone su 10 escono dalle carceri e vi rientrano (i dati non sono recenti, ma le percentuali restano le medesime, verificabili sul sito del Ministero della Giustizia).

L’unico antidoto è rappresentato dal lavoro. Negli istituti di pena come Bollate, dove la percentuale di reclusi con un contratto di lavoro è molto alta, rientrano solo 2 persone su 10.

Il progetto ‘cesti di Natale’ si inserisce in questa visione della pena, a maggiore tutela del tratto costituzionale della reclusione, dei reclusi e della società tutta: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”(Cost, art. 1). Del resto, lo sapevano anche i nostri anziani: l’ozio è il padre dei vizi.

"Ci rivolgiamo in particolare a tutti gli imprenditori, ai titolari delle aziende, a quanti sanno cosa vuole dire ‘dare lavoro’. Prendete i nostri cesti, per generare vita nuova a persone, giunte a un capolinea da cui è difficile ripartire.

L’anno scorso gli ordinativi superarono le 800 confezioni, con grande apprezzamento del contenuto e del suo razionale. In particolare, le società bancarie Sg Leasing e Frear Leasing, con un ordinativo di 135 cesti, ad opera dell’allora CEO Carlo Mescieri e la FOM, Fondazione Oratori Milanesi, guidata da don Stefano Guidi che ne ordinò 70".

E’ possibile prenotare sia come persona fisica che come ente giuridico, entro il 30 ottobre. Spedizioni in tutt’Italia.

Si può scaricare il catalogo e prenotare i cesti andando su https://www.lavallediezechiele.org/ o scrivendo a info@lavallediezechiele.org.