Dalla difesa della fragilità al massacro mediatico in un click. Quella che doveva essere una semplice richiesta di rispetto su «TikTok» si è trasformata in un incubo digitale per Filomena Cervo di Gerenzano, nota attivista antibullismo e cofondatrice insieme alla figlia Valentina Giacalone (ex vittima di vessazioni), dell’associazione «Non solo moda», realtà che aiuta le ragazze a ritrovare fiducia in se stesse. Bersaglio di derisioni e di video di scherno, l’attivista è finita nella rete di chi fa dell’umiliazione altrui una forma di intrattenimento.
Bersagliata sui social attivista antibullismo
La disavventura sociale è partita dal tentativo di difendere una persona che riteneva in difficoltà: «Mi sono imbattuta in un video nel quale un signore prendeva in giro un’altra “TikToker”, una persona che considero fragile e che mi è sembrata vivere momenti di grande difficoltà». Spinta dal suo istinto, ha deciso di intervenire con un commento pacifico: «Gli ho scritto chiedendogli semplicemente cosa pensiamo di insegnare ai giovani se noi adulti ci mettiamo a prendere in giro le persone sui social? Il confine con il cyberbullismo diventa molto sottile». La reazione non è stata un dialogo civile, ma una vera e propria escalation di derisioni. L’uomo le ha risposto sostenendo di fare solo ironia, per poi pubblicare video con un’altra «Tik Toker» in cui la sbeffeggiava, prima di cancellare tutto. L’amara considerazione: «Il problema è che sono stata davvero ingenua, perché questi personaggi di comune accordo fanno questo genere di iniziative proprio per provocare una reazione».
Non è caduta nella trappola
Per fortuna l’attivista ha poi evitato una trappola: «A un certo punto mi hanno persino invitata a una live. Ho avuto il fiuto di non accettare. Poi ho scoperto che tali personaggi sono soliti organizzare “live di scasso” nelle quali invitano persone per metterle alla berlina, umiliarle e massacrarle pubblicamente». Un meccanismo d’odio da cui sono emerse anche segnalazioni di altre utenti colpite da pesante «body shaming». Le segnalazioni alla piattaforma non hanno prodotto i risultati sperati, lasciando Filomena con un’amara riflessione sulla responsabilità degli adulti in rete: «Quando parliamo di disagio sui social, siamo davvero sicuri che il problema siano soprattutto i giovani? Io non ne sono così convinta. Forse dovremmo iniziare a guardare alla nostra generazione. C’è chi utilizza l’offesa e la derisione verso le donne come forma di intrattenimento, spacciando il cyberbullismo per ironia».
Il problema non sono i giovani
Ciò che ferisce maggiormente è il supporto che certi comportamenti ricevono dal pubblico femminile: «Non possiamo essere solidali con le altre donne soltanto il 25 novembre. Dovremmo dissociarci quando un uomo usa l’umiliazione nei confronti di una donna come spettacolo. Il problema non sono i giovani: forse siamo noi adulti che non abbiamo ancora imparato a usare i social».