Una svolta importante nella cura della leucemia linfoblastica acuta Philadelphia-positiva (LLA Ph+), una forma aggressiva di leucemia.
La nuova cura che guarisce senza chemioterapia
Un nuovo trattamento, basato su due farmaci innovativi, ponatinib (inibitore dei TKI di ultima generazione) e blinatumomab (anticorpo bispecifico anti-CD3, anti-CD19), ha dimostrato di offrire risultati decisamente migliori rispetto alla chemioterapia tradizionale associata a imatinib (inibitore dei TKI di prima generazione). L’annuncio in una nota dell’Asst Valle Olona.
La dottoressa Elisabetta Todisco direttrice della Struttura complessa di ematologia e trapianto di cellule staminali dell’Ospedale di Busto Arsizio, è coautrice dello studio, pubblicato la scorsa settimana su una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, il New England Journal of Medicine.
Lo studio ha coinvolto 236 pazienti
Lo studio, coordinato dal GIMEMA (Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto), ha coinvolto 236 pazienti adulti e ha mostrato che il nuovo approccio aumenta la sopravvivenza libera da eventi a 24 mesi dall’86%, contro il 67% del trattamento standard.
Ma non è tutto: il 68% delle persone trattate con la nuova terapia ha eliminato qualsiasi traccia di malattia residua, rispetto al 42% con il vecchio trattamento, e la percentuale di recidive è stata ridotta drasticamente, passando dal 13% al 5%. Inoltre, solo una minoranza ha dovuto sottoporsi al trapianto di cellule staminali, un intervento complesso e invasivo.
Secondo la dottoressa Elisabetta Todisco, questo nuovo approccio terapeutico rappresenta una vera rivoluzione nel trattamento della LLA Ph+, perché permette di curarla e guarirla senza l’utilizzo della chemioterapia, riducendo notevolmente la tossicità correlata al trattamento e migliorando la qualità della vita dei pazienti. Un importante passo avanti nella lotta contro una malattia che fino a qualche anno fa aveva poche prospettive di guarigione.