Tre anni e otto mesi di reclusione e un provvedimento economico che sfiora i 900mila euro. È arrivata giovedì 10 settembre la prima sentenza nell’inchiesta sugli ammanchi alla Fondazione culturale Giuditta Pasta di Saronno.
Ammanchi al Teatro Pasta, condannata l’ex dipendente
E’ stata condannata a tre anni e otto mesi di carcere l’ex dipendente amministrativa della Fondazione culturale Giuditta Pasta. È questa la decisione arrivata giovedì 10 settembre dal Tribunale di Busto Arsizio al termine del primo grado di giudizio sulla vicenda degli ammanchi nelle casse del teatro cittadino. La sentenza è stata pronunciata dal gup Francesca Roncarolo. Nel procedimento erano contestati i reati di peculato e autoriciclaggio. Il giudice ha inoltre disposto un provvedimento economico per una cifra complessiva vicina ai 900mila euro.
È il primo esito giudiziario dell’inchiesta che aveva portato la Guardia di Finanza di Saronno a passare al setaccio conti correnti, incassi della biglietteria e documentazione contabile della Fondazione. Un’indagine nata dopo le anomalie emerse nella gestione finanziaria dell’ente e che aveva consentito di ricostruire sottrazioni per circa 440mila euro, secondo quanto contestato nell’inchiesta.
Il denaro della biglietteria e la carta aziendale
La ricostruzione dei finanzieri aveva individuato diverse modalità attraverso le quali, secondo l’accusa, il denaro sarebbe stato sottratto alla Fondazione. La parte più consistente, circa 350mila euro, riguardava gli incassi della biglietteria. A questi si aggiungevano 82mila euro di prelievi effettuati allo sportello con la carta aziendale e altri 7.200 euro legati all’incasso di assegni bancari. La dipendente, che si occupava della gestione degli incassi, dei versamenti in banca e della predisposizione dei bilanci, avrebbe avuto secondo l’accusa la possibilità di intervenire direttamente sui flussi di denaro e sulla documentazione contabile.
Shopping e viaggi
Gli accertamenti avevano portato alla luce anche l’utilizzo della carta aziendale per acquisti su piattaforme di shopping online. Tra le spese ricostruite figuravano inoltre viaggi e altri beni personali. Nel corso dell’indagine era emerso anche l’utilizzo di somme per l’estinzione del mutuo.
Secondo la ricostruzione investigativa, le uscite di denaro sarebbero state successivamente coperte attraverso scritture contabili che avrebbero consentito di non far emergere immediatamente gli ammanchi nei bilanci della Fondazione.
L’anomalia scoperta con la richiesta di un finanziamento
A far emergere la situazione era stata un’anomalia riscontrata nell’ambito della richiesta di un finanziamento da 80mila euro presentata dalla Fondazione a una banca di Saronno. Durante le verifiche, l’istituto aveva rilevato nella centrale rischi alcune posizioni debitorie che non trovavano riscontro nei bilanci dell’ente. Da quel controllo erano partiti gli approfondimenti sulla situazione finanziaria della Fondazione, fino alla scoperta di documenti alterati e incongruenze tra la contabilità e le effettive movimentazioni di denaro.
Dalla denuncia all’inchiesta della Guardia di Finanza
La Fondazione aveva quindi presentato una denuncia alla Procura di Busto Arsizio, cui era seguito un secondo esposto. La Guardia di Finanza di Saronno aveva avviato gli accertamenti, analizzando i conti correnti e confrontando i movimenti bancari con la rendicontazione degli incassi. Un lavoro che aveva permesso di ricostruire progressivamente le operazioni contestate e di arrivare a quantificare in circa 440mila euro le somme che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero state sottratte.
Ora si attendono le motivazioni
La sentenza del 10 settembre rappresenta il primo passaggio giudiziario della vicenda. Per conoscere nel dettaglio le ragioni della decisione bisognerà ora attendere il deposito delle motivazioni. La difesa potrà valutare la possibilità di presentare ricorso in appello.