L’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso è stato convocato in Consiglio Regionale per riferire sullo stato delle liste d’attesa e sul malfunzionamento del SISS, il sistema informatico a supporto della medicina di base. Bertolaso ha tracciato un bilancio positivo dei due mesi di attività della cabina di regia istituita a marzo, sintetizzandolo in un dato:
“Ricevevamo mille telefonate di protesta al giorno per le liste di attesa che non funzionavano, oggi riceviamo 100 telefonate di protesta al giorno. O gli altri 900 ci sono arresi oppure si può dire che qualcosa sta migliorando”.
La riorganizzazione della medicina di base
Bertolaso ha anche illustrato il lavoro in corso sulla riorganizzazione dei medici di medicina generale, presentando un modello “a doppio binario” che manterrebbe la convenzione con i medici di famiglia come canale principale, affiancandola a nuove forme contrattuali pensate per i giovani professionisti. Sul tema ha respinto le critiche sindacali e politiche:
“Quando leggo di sindacati dei medici e anche di politici che si oppongono alla burocratizzazione dei medici di medicina generale, francamente mi viene da sorridere perché evidentemente non sanno di che cosa stanno parlando”.
L’obiettivo dichiarato è quello di rendere operative le Case di comunità, garantendo la presenza medica h24 e coinvolgendo i liberi professionisti ancora non integrati nel sistema territoriale. Sul tema dei malfunzionamenti del SISS, l’assessore ha annunciato possibili provvedimenti nei confronti della società, di proprietà regionale, accusata di non garantire la continuità del servizio nei weekend:
“Se questi continui ripetuti richiami dovessero non essere in qualche modo rispettati, io chiederò di adottare ulteriori provvedimenti”, ha detto.
Bertolaso ha riconosciuto però la difficoltà della situazione:
“Stiamo parlando di una società che è di proprietà della Regione, quindi non è proprio facilissimo mandare a casa una struttura che è tua”.
Le contestazioni delle opposizioni
Le opposizioni hanno però dipinto un quadro diverso. Il consigliere del Pd Carlo Borghetti, che ha bocciato le liste di galleggiamento come “pezze” a un problema strutturale:
“La Regione Lombardia non deve trovare dei provvedimenti che sono delle pezze, deve cambiare radicalmente il modo in cui gestisce il privato. Bisogna chiedere al privato che con i soldi pubblici faccia anche quelle visite e quegli esami che invece vengono lasciati solo al pubblico”.
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Nicola Di Marco ha portato poi in aula i risultati di alcuni accessi agli atti, sempre sul tema delle liste di galleggiamento che ha definito un “limbo” amministrativo, in cui sarebbero parcheggiate circa 150.000 prestazioni:
“Solo la metà si è poi trasformata in un reale appuntamento presso le strutture sanitarie”, ha spiegato
Di Marco ha poi sottolineato come la spesa sanitaria privata pro capite in Lombardia avrebbe raggiunto i 1.000 euro annui, la più alta d’Italia.