Solidarietà

L’appello di “Amici per il Centrafrica” al Governo: “Non tagliate i fondi”

Cristina Ceresoli e Pierpaolo Grisetti , presidente e vice dell'associazione della Bassa Comasca, sono appena tornati da Bangui.

L’appello di “Amici per il Centrafrica” al Governo: “Non tagliate i fondi”

Cristina Ceresoli e Pierpaolo Grisetti , presidente e vice di «Amici per il Centrafrica», sono appena tornati da Bangui e dalla 15esima missione annuale dell’associazione, a cui per la prima volta hanno partecipato anche la segretaria Roberta Millefanti di Mozzate ed Elisa Emiliani di Limido Comasco, figlia dello storico volontario Giuliano, che tutti gli anni si ferma tre mesi per la manutenzione del centro «La gioia di vivere» nella capitale centrafricana.

“Amici per il Centrafrica”: il resoconto dell’ultima missione

«Roberta ha potuto ammirare con i propri occhi i progetti che per tanti anni ha gestito dal punto di vista amministrativo, mentre Elisa ha visto tutto quello che il papà in questi 14 anni le ha fatto vivere in foto. Per entrambe è stata un’esperienza indimenticabile e molto toccante perché vedere i progetti sulla carta o sulle foto è molto diverso che viverli in prima persona – rivela Grisetti –  Hanno potuto constatare il grande lavoro effettuato in questi anni e visitare il centro “Mamma Carla”, i plessi scolastici e la scuola dei mestieri, oltre che il villaggio della foresta dei Pigmei a Ngouma. Nella sede di Bangui, i nostri progetti sono ormai diventati un punto di riferimento per tutto il Paese, dal dispensario pediatrico alla scuola per i ragazzi, dalla scuola di formazione per gli insegnanti Jean Paul II a quella della moda».

Le esperienze appena vissute

Tra le esperienze più toccanti: «Abbiamo visitato gli ospedali di periferia che, in collaborazione con la Cooperazione italiana, dovremmo riorganizzare e gestire in futuro.  E’ veramente impensabile che nel 2026 ci siano ancora situazioni così difficili: mamme che perdono il bambino, perché costrette a percorrere 50 chilometri in moto su strade piene di buche perché nel loro villaggio non hanno la possibilità di sottoporsi a un cesareo che salvi la vita a loro e al proprio figlio; giovani pazienti costretti a dormire su letti senza materasso, chirurghi costretti a operare in condizioni igieniche precarie, in lettini privi di qualsiasi strumento moderno; medici costretti a far pagare visite e medicine per poter mantenere l’ospedale poiché il Governo non finanzia neanche il minimo indispensabile. Una situazione davvero terribile e inimmaginabile per chi vive in Europa». Molto significativa anche la visita al centro disabili di Dekoa, che si raggiunge con un giorno di viaggio e con la scorta dei militari dell’Onu a causa della presenza lungo la strada di ribelli: «Con pochi mezzi e attrezzature il centro aiuta i bambini disabili che in Africa sono considerati un peso senza dignità. Abbiamo scoperto che c’era la necessità di avere un generatore elettrico di corrente nuovo perché quello presente non funzionava e ne abbiamo acquistato uno nuovo. Le suore di Abizeramarya che gestiscono il centro ci hanno ringraziato per il dono e si augurano che il Signore ci benedica per continuare l’attività dell’associazione improntata sull’aiuto ai più poveri del mondo». Tra i nuovi obiettivi: «Il centro pediatrico ha bisogno di un nuovo ecografo perché quello presente si è rotto e si cercano medici ortopedici pediatrici che possano restare qualche settimana per operare i bambini disabili. Se qualcuno potesse aiutarci, gliene saremmo grati».

L’appello al Governo Meloni

Non mancano le preoccupazioni per una possibile decisione del Governo Meloni: «Si vocifera che possa ridurre drasticamente i fondi di aiuto alla cooperazione, nonostante già quest’anno le risorse sono passate da 2,5 milioni di euro a 1,8. Si sostiene anche che voglia chiudere l’Aics (Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo). Se fosse vero, ciò avrebbe un impatto molto importante per gli aiuti portati a questo popolo, ultimo nella scala economica mondiale con un reddito pro capite mensile di un euro». Non manca un invito alla riflessione: «E’ facile dire che le risorse vengono sprecate e che i Paesi africani devono risolversi i problemi da soli, ma è più difficile  condividere le risorse e aiutarli a crescere in condizioni umane.  Ritengo che sarebbe giusto verificare l’utilizzo dei fondi nati per lo sviluppo, ma è estremamente sbagliato fare di tutto un’erba un fascio sostenendo che tutti i fondi vengono sprecati e non servono a nulla. Invito tutti a fare come Roberta ed Elisa che per la prima volta hanno visto con i loro occhi rendendosi conto di quanto sia dura la realtà in Centrafrica».