Dario Galli ancora incompatibile, nel mirino i ruoli in azienda

A mesi di distanza dalla prima contestazione, ancora irrisolte due cause di incompatibilità con l'incarico di Viceministro del Mise.

Dario Galli ancora incompatibile, nel mirino i ruoli in azienda
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Dopo il doppio incarico (risolto) come sindaco di Tradate, il viceministro del Mise Dario Galli ancora incompatibile.

Dario Galli incompatibile col ruolo di Governo

Prima quel doppio incarico di sindaco e deputato, poi diventato triplo con la nomina a Sottosegretario e Viceministro allo Sviluppo Economico. Ora, ancora incompatibilità per il tradatese Dario Galli. La decisione di rinunciare alla fascia tricolore tradatese non è stata sufficiente per rimuovere tutte le cause di incompatibilità contestategli dalla Giunta per le Elezioni della Camera: ce ne sono ancora due residuali per il suo ruolo in due aziende. La legge infatti vieta di ricoprire ruoli di vertice in aziende e società con scopi di lucro e incarichi di Governo.

Basta proroghe: Galli deve scegliere

Le ultime due non sono un fulmine a ciel sereno. Come quella col ruolo di sindaco, l’incompatibilità per via dei suoi ruoli di componente del cda della Ticino Plast Srl, di cui era anche dipendente, e di presidente del cda della Ticino Holding Srl era già stata contestata il 9 agosto. Il 6 settembre il viceministro aveva dichiarato di aver interrotto il rapporto di lavoro privato con la Ticino Plast, rinviando la risoluzione delle altre incompatibilità. Una, come sindaco, risolta il 12 ottobre con la decadenza. Le altre invece, sono state oggetto di una deduzione presentata alla Giunta per le Elezioni il 26 novembre, insieme a una richiesta di proroga dei termini. Una deduzione in cui si “talune criticità connesse con la rimozione delle situazioni incompatibili costituite dalle cariche in Ticino Plast Srl e in Ticino Holding Srl“, si legge nell’ultimo bollettino dell’Antitrust, “e riferiva di aver intrapreso la realizzazione di talune operazioni societarie finalizzate alla loro rimozione, destinate, secondo quanto dichiarato dalla Parte (Galli, appunto, ndr) a concludersi nell’arco di alcune settimane“. Settimane che sono diventate però mesi. La proroga per la chiusura del procedimento è stata prorogata al 15 febbraio, quella per l’istruttoria al 28 gennaio. E il 24 gennaio, Galli  aveva chiesto un’altra proroga  per “alcune complicazioni che hanno rallentato la tempistica prevista“. Richiesta rigettata “tenuto conto dell’ampio periodo di tempo trascorso dalla prima richiesta di informazioni (il 9 agosto 2018) e l’avvio del procedimento (25 settembre 2018)“. Rigettata questa e ri-fissato il termine per l’istruttoria, e le ultime deposizioni e memorie, al 6 febbraio, Galli il 5 febbraio aveva chiesto un nuovo rinvio, rigettato anch’esso “considerando la mancata allegazione di elementi nuovi a supporto della stessa“. Ora non c’è più tempo, deve scegliere: le aziende o il posto da numero due del Ministero guidato da Luigi di Maio?

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