Alloggi

Co-housing sociale nella palazzina X2 del Matteotti a Saronno

Un'iniziativa che può aiutare padri separati, disabili, ex pazienti dell'ospedale, impedendo che da una situazione di fragilità ne nasca una di seria difficoltà

Co-housing sociale nella palazzina X2 del Matteotti a Saronno
Saronno, 10 Settembre 2020 ore 14:24

L’Amministrazione ha deciso: all’interno della palazzina X2 del Matteotti di Saronno nascerà una realtà di co-housing sociale.

Co-housing sociale a Saronno

Un nuovo servizio per il sociale a Saronno. Il co-housing sociale è un’idea nuova che è stata sviluppata in diversi comuni del territorio e supera l’housing sociale e il co-housing propriamente detti e significa co-abitazione. La co-abitazione consente a due o più persone di vivere insieme condividendo lo stesso alloggio ed a più persone o a più famiglie che condividono lo stesso alloggio di vivere in una palazzina dove ci si aiuta reciprocamente.

Perchè può essere importante

La co-abitazione è utile per quella fetta di popolazione in condizioni di fragilità temporanea dovuta ad esempio alla perdita di lavoro, o conseguente alla perdita di un alloggio a causa di un divorzio, oppure ad una condizione sanitaria particolare che altrimenti vedrebbe la persona ricoverata in una struttura assistenziale.

“Questi cittadini non sono nelle condizioni di accedere ad un alloggio popolare e non sono seguiti dagli assistenti sociali poiché non sono ancora in condizioni critiche – spiega il leghista Angelo Veronesi –  Se nessuno li aiuta le condizioni peggiorano e finiscono completamente sulle spalle del sociale perdendo autonomia e autostima. I padri separati che hanno perso l’alloggio mantengono il proprio lavoro. La co-abitazione è utile per fare loro mantenere il lavoro senza finire a dormire nei ricoveri di fortuna e ad avere uno spazio per accogliere i figli. Persone con disabilità che vogliono uscire dalla famiglia di origine in un alloggio attrezzato con impianti domotici sono maggiormente motivati e acquisiscono fiducia nelle proprie capacità vivendo in autonomia. Pazienti dimessi da particolari cure in ospedale, che mancano di un nucleo familiare o il cui nucleo familiare non riesce a prendersi cura di loro, rischiano di finire in strutture socio-assistenziali perdendo quel poco di autonomia rimasta, invece con la co-abitazione riescono ad avere un recupero più rapido mantenendo legami sociali normali con altre persone.

Questo servizio è utile per il bilancio comunale in quanto riduce il numero di persone seguite dai servizi sociali: il co-housing non è assistenza passiva, ma crea le condizioni di recupero per rimettersi in carreggiata”.

Come sarà organizzata la palazzina

Sempre Veronesi spiega com’è stata suddivisa la palazzina X2: otto bilocali dell’ultimo piano del fabbricato ospiteranno persone singole o piccoli nuclei famigliari rientranti in una delle categorie sopra individuate; almeno due alloggi del primo piano saranno utilizzati per le persone con disabilità che sperimentano percorsi di autonomia fuori dal nucleo familiare di origine (Dopo di noi); un alloggio verrà concesso a famiglie in emergenza abitativa temporanea. Al primo piano ulteriori bilocali sono da destinare a genitori separati con figli. Uno spazio comune al piano terra servirà per svolgere attività di mutuo aiuto come le famiglie si aiutavano nei cortili di una volta.

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