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Astuti preme su Ats: “Servono dati, tamponi e USCA”

I dati forniti non permettono analisi e strategie mirate sul territorio e i pochi mezzi a disposizione, inferiori alle indicazioni nazionali rischiano di appesantire ulteriormente gli ospedali

Astuti preme su Ats: “Servono dati, tamponi e USCA”
Varese, 29 Ottobre 2020 ore 18:32

Il consigliere regionale Samuele Astuti torna a chiedere maggiori interventi ad Ats Insubria per contenere il coronavirus e ridurre le difficoltà pagate sinora.

Astuti: “Numeri preoccupanti, servono azioni immediate”

Oggi, giovedì 29 ottobre, quasi mille nuovi casi in meno rispetto a ieri (frutto, come spiegava Ats, di ritardi e riporti dai giorni precedenti) ma sempre tanti: 920. Numeri che il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti torna a definire “preoccupanti”.

“La media dei nuovi positivi – sottolinea Astuti – negli ultimi sei giorni è stata di 497, con un picco di 1902 nella giornata di ieri, numeri che allarmano e impongono azioni immediate, a partire proprio da una raccolta più accurata dei dati sui contagi indispensabile agli amministratori locali e a tutti gli attori coinvolti chiamati a prendere decisioni per la gestione dell’epidemia. I numeri assoluti non bastano per avere un quadro d’insieme completo, vanno correlati ad altri fattori come, ad esempio, il tempo medio di attesa tra manifestazione dei sintomi ed esecuzione tampone”.

Più tamponi e USCA

“All’ATS chiediamo – continua Astuti – di incrementare i tamponi molecolari, creando delle postazioni ‘drive-through’ negli spazi messi a disposizione da alcuni sindaci della provincia, e di garantire una comunicazione più rapida del loro esito, utile a tracciare e quindi frenare la circolazione del virus”. Ma non c’è solo il “problema” della diagnosi. In tutto il territorio di Ats Insubria (la provincia di Varese più gran parte di quella di Como) che conta oltre un milione e 400mila abitanti sono attive 9 USCA, Unità Speciali di Continuità Assistenziale. In base alla legge che le ha istituite ce ne dovrebbe essere una ogni 50mila abitanti, e quindi 28.

Queste hanno il compito di assistere a domicilio i pazienti più fragili, soprattutto anziani, così da non costringerli a rivolgersi in ospedale.

“E’ indispensabile – conclude Astuti – potenziare le USCA, allineandosi alle direttive nazionali che ne prevedono una ogni 50 mila abitanti. I pazienti meno gravi devono poter essere curati a casa per alleggerire gli ospedali, che sono già al collasso. Per la stessa ragione e per isolare i positivi che rischiano altrimenti di contagiare i famigliari è necessario allestire luoghi di degenza di sorveglianza a bassa intensità medica”.

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