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L'idea di Confindustria: una "Fabbrica del saper fare" a Castellanza

Una provincia che invecchia, si svuota e innova meno di quanto dovrebbe e potrebbe fare: il piano di Confindustria per #Varese2050

L'idea di Confindustria: una "Fabbrica del saper fare" a Castellanza
Economia Valle Olona, 03 Ottobre 2022 ore 15:04

Creare a Castellanza, in un’area adiacente alla LIUC – Università Cattaneo, una “Fabbrica del sapere e del saper fare” che sia un punto di riferimento per la costruzione di nuove competenze. E' una delle cinque strategie che la Confindustria varesina ha indicato per rilanciare la competitività delle sue aziende.

Confindustria, le cinque idee per rilanciare la competitività

La “Fabbrica del sapere e del saper fare” a Castellanza. Porre i cluster industriali al centro delle politiche di sviluppo locale. Dar vita ad un ecosistema dell’innovazione. Fare dei settori logistica e trasporti driver strategici di competitività. Trasformare il Varesotto in una wellness destination facendo leva sulle bellezze naturali e sulla vocazione sportiva.

Sono queste le cinque linee di azione che Confindustria Varese vuole mettere in campo per costruire la Varese del 2050.

Il Piano Strategico #Varese2050

L’Assemblea Generale 2022 degli industriali varesini, che si è tenuta al Centro Congressi MalpensaFiere di Busto Arsizio, è stata l’occasione per il Presidente di Confindustria Varese, Roberto Grassi, per presentare il “Piano Strategico #Varese2050 per la competitività del territorio”, realizzato insieme al think tank internazionale Strategique, con sede ad Harvard. A guidare lo staff dei ricercatori, il professor Fernando G. Alberti che oltre essere Head di Strategique è anche professore Ordinario di Economia aziendale e Direttore dell’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness alla LIUC – Università Cattaneo di Castellanza.

Un documento che parte dall’analisi del posizionamento competitivo della provincia di Varese, svolta in stretta sinergia con l’Ufficio Studi di Confindustria Varese.

“Dalla nostra fotografia – ha spiegato Grassi - emerge una provincia di Varese nel complesso stabile, contraddistinta da un elevato livello di benessere, una importante ricchezza accumulata e creata nel tempo, una radicata presenza industriale. Un posizionamento, però, che Varese fa sempre più fatica a mantenere. Se ci paragoniamo alle altre province del Paese a noi simili per struttura economica e sociale, il nostro risulta sempre più essere un territorio a forte rischio di immobilismo competitivo”.

L'andamento decennale

Analizzando i parametri su cui si gioca la competitività di un territorio, Varese, negli ultimi 10 anni acquisisce posizioni solo su due dimensioni:

  • Retribuzioni (passando da 11^ a 9^);
  • Produttività (da 24^ a 17^).

Arretra, invece, in tutte le altre:

  • Prosperità (ossia il pil pro-capite): da 32^ a 40^;
  • Partecipazione al lavoro: da 42^ a 49^;
  • Nuovi posti di lavoro: da 14^ a 18^;
  • Nuove imprese: da 16^ a 18^;
  • Innovazione: da 43^ a 83^;
  • Specializzazione (occupazione nei cluster forti): 16^ a 20^.

Da una parte i punti di forza, dunque, tra cui: il benessere economico e sociale; la posizione strategica tra Europa centrale e meridionale; la dotazione infrastrutturale; la tradizione manifatturiera; la presenza di importanti cluster storici; l’emergere di nuove specializzazioni; la presenza di brand internazionali e importanti multinazionali; Malpensa; l’elevata propensione all’export; la concentrazione di settori ad alto contenuto tecnologico; l’alta produttività del lavoro; la vocazione sportiva.

Dall’altra, però, le sfide enormi che Varese dovrà affrontare, tutte legate ai punti deboli di una provincia che si svuota, invecchia, innova meno di quanto potrebbe, manca di fermento imprenditoriale, perde competitività, erode ricchezza accumulata.

Il piano di Confindustria

È da questa fotografia che Confindustria Varese è partita per individuare le cinque macro-linee su cui intervenire attraverso il Piano Strategico #Varese2050. “Un piano – ha precisato il Presidente Grassi – che non si limita a tracciare scenari di lungo periodo, ma che già contiene azioni di dettaglio, indicatori per il monitoraggio degli obiettivi. Pronto, dunque, per essere portato subito ad esecuzione”.

Soprattutto, un piano che Confindustria Varese non ha costruito da sola:

“Abbiamo ascoltato tutti i nostri stakeholder del territorio”, ha spiegato Grassi. “Amministratori pubblici, Università, sindacati, imprenditori, funzionari della stessa associazione imprenditoriale, giornalisti, sistema finanziario. Soprattutto abbiamo ascoltato i giovani. Sono stati più di 100 i partecipanti coinvolti in quest’ampia opera di ascolto allargata attraverso workshop e interviste. La sfida ora è realizzare il progetto tutti insieme”.

Obiettivo: “Dotare Varese di una strategia di riposizionamento capace di rimettere a sistema e valorizzare le forze del territorio, attraverso le quali compensare le debolezze e ritrovare lo slancio in quel fermento imprenditoriale che ha fatto le fortune delle nostre comunità”. Un indice, quello del fermento imprenditoriale, che ha visto Varese perdere, negli ultimi anni, quattro posizioni, piazzandosi oggi 48esima, subito dopo Pavia e prima di Piacenza.

Le cinque strategie, spiegate

Da qui le cinque linee di intervento che Confindustria Varese indica nel Piano Strategico per risalire la china della competitività:

Strategia #1: costruire una “Fabbrica del sapere e del saper fare” che sia una cabina di regia di competenze e servizi per talenti, giovani, startup, imprese e cluster. Un acceleratore di imprenditorialità da cui ripartire. 

“L’area dove realizzarla – ha spiegato il Presidente Grassi – è già stata individuata e da pochi giorni è diventata di proprietà di Confindustria Varese. Si trova a Castellanza, in una ex area industriale contigua alla LIUC – Università Cattaneo. Si chiamerà MILL – Manufacturing, Innovation, Learning, Logistics. E ospiterà spazi di creazione e incubazione di startup, nuove strutture per corsi ITS, nuovi servizi per le imprese e la nuova sede di Confindustria Varese”.

Strategia #2: mettere i cluster industriali al centro delle strategie di sviluppo del territorio, rinforzando le specializzazioni esistenti, costruendo sulle specializzazioni emergenti e promuovendo la contaminazione tra settori. 

“Per Varese – ha precisato Grassi – questo significa puntare sulla sua massima specializzazione industriale: il cluster aerospaziale. Ma siamo e dobbiamo rimanere un tessuto produttivo multisettoriale. Una buona politica di sviluppo locale deve rinforzare anche le altre specializzazioni industriali radicate sul territorio: meccanica, tessile, occhialeria, plastica, chimica, farmaceutica. E far leva sulle nuove specializzazioni emergenti: tecnologie informatiche e logistica”.

Strategia #3: costruire l’ecosistema dell’innovazione, favorire la creazione di startup attorno alle specializzazioni del territorio, promuovendo una diffusa cultura della brevettazione e attraendo investitori e capitali a supporto. 

“Sono ancora troppo poche – ha denunciato il Presidente di Confindustria Varese – le startup innovative in rapporto alle imprese esistenti ed al numero di addetti del territorio. È fragile anche l’ecosistema dell’innovazione in termini di disponibilità di strutture, servizi, operatori dedicati e risorse. Ci mancano gli strumenti per supportare e trattenere idee di business e talenti”.  

Strategia #4: fare di logistica e trasporti (e con essi Malpensa) i driver strategici per la competitività del territorio e l’accessibilità allo stesso, lo sviluppo degli scambi commerciali e il rilancio dell’economia. 

Per Grassi “è cruciale lavorare alla creazione di un cluster della logistica con un’azione corale di istituzioni e parti sociali. Tutti insieme. Come abbiamo fatto nei mesi scorsi in occasione del Master Plan 2035 di Malpensa. E, più in generale sul fronte infrastrutture, occorre lavorare per rendere più accessibile e attrattivo il territorio”.

Strategia #5: diventare una “wellness destination”, valorizzando l’eccellenza dello sport, le risorse naturali e la qualità della vita del territorio. 

“Dobbiamo rendere visibile all’esterno il nostro rebranding. Anche in questo caso – è il pensiero di Grassi – attori economici, sociali e istituzioni devono lavorare insieme in maniera coordinata. Valorizzando quanto sin qui già fatto e sforzandosi di integrarlo. Penso a quanto avviato in questi anni dalla Camera di Commercio con vari progetti, non ultimo quello della Sport Commission”

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