Agricoltura

Coronavirus, Coldiretti: “Blocco delle frontiere mette a rischio lavori agricoli e raccolti”

L'associazione lancia la proposta al Governo: semplificare il voucher agricolo per far lavorare nei campi studenti e pensionati italiani

Coronavirus, Coldiretti: “Blocco delle frontiere mette a rischio lavori agricoli e raccolti”
Varese, 12 Marzo 2020 ore 16:26

Allarme di Coldiretti Varese sulle conseguenze economiche dell’emergenza coronavirus.

Coldiretti Varese: “Ripercussioni anche sul comparto zootecnico”

Il “giro di vite” sulle frontiere contro la diffusione del coronavirus blocca i lavoratori stagionali in arrivo in Italia e nella nostra provincia, con il rischio di ulteriori, pesanti ripercussioni sull’agricoltura che sta resistendo in queste settimane difficili, continuando ad assicurare l’approvvigionamento di cibo. Come fa sapere Coldiretti infatti sono diverse le aziende del comprensorio prealpino che riportano difficoltà in tal senso, con operai agricoli impossibilitati a partire dai Paesi di appartenenza: si tratta peraltro di un problema generale per la penisola, che mette a rischio più di un quarto del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere, con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero.

Niente manodopera per le primizie

Nelle campagne dovrebbe iniziare in questo periodo il lavoro per le primizie, dagli asparagi alle fragole: sono quindi disastrosi, per l’agricoltura, gli effetti della chiusura dei confini anche verso l’Europa dell’est da dove vengono la maggioranza dei braccianti agricoli.

“Occorre subito una radicale semplificazione del voucher ‘agricolo’ che possa consentire da parte di studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri anche per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Romania alla Polonia fino alla Bulgaria”, rimarca il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori.

A rischio tutta l’annata

Occorre intervenire al più presto, sottolinea Coldiretti, per sopperire alla mancanza di manodopera stagionale e continuare a garantire le fornitura di generi alimentari a negozi e supermercati rimasti aperti come previsto dall’ultimo provvedimento del Governo. L’emergenza per il mondo dell’agricoltura era già esplosa nei mesi scorsi, con un inverno caldo che ha fatto partire in anticipo la raccolta a marzo con le primizie e continuerà d’estate con la frutta come pesche, albicocche e susine per finire a ottobre con la vendemmia. Si tratta di decisioni “che stanno provocando le disdette degli impegni di lavoro da parte di decine di migliaia di lavoratori stranieri che in Italia trovano regolarmente occupazione stagionale in agricoltura, e il fenomeno interessa anche il comprensorio del settentrione lombardo, anche nel settore zootecnico” ribadisce il presidente Fiori.

Chi lavora nei nostri campi

La comunità di lavoratori agricoli più presente in Italia è quella rumena con 107591 occupati, davanti a marocchini con 35013 e indiani con 34043, che precedono albanesi (32264), senegalesi (14165), polacchi (13134), tunisini (13106), bulgari (11261), macedoni (10428) e pakistani (10272) secondo le elaborazioni Coldiretti che ha collaborato al Dossier statistico Immigrazione 2019.

Il sistema dei voucher

I voucher erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 proprio in agricoltura con la vendemmia per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne. Nel corso degli anni successivi quello dei campi, sottolinea la Coldiretti prealpina, è stata l’unico settore rimasto legato all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) e gli accresciuti appesantimenti burocratici che ne hanno limitato l’utilizzo e per questo ora in una situazione di emergenza vanno eliminati.

“Il momento attuale – continua Coldiretti Varese – rende necessaria una radicale semplificazione per favorire la diffusione di uno strumento con importanti effetti sull’economia e il lavoro e che si era dimostrato valido nel favorire l’occupazione e l’emersione del sommerso. Un intervento reso ancora più urgente dai cambiamenti climatici con un inverno caldo e siccitoso che ha anticipato i cicli stagionali delle produzioni a partire dalla raccolta delle primizie e reso più pressante il bisogno di manodopera”.

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