Cultura
Venegono Inferiore

Il crocifisso di don Carlo Lucini torna a risplendere grazie alle cure di Fabrizio Medici

Il lascito dell’ex parroco è stato restaurato e oggi si può ammirare nella sua bellezza in via Fratelli Bandiera

Il crocifisso di don Carlo Lucini torna a risplendere grazie alle cure di Fabrizio Medici
Cultura Tradate, 18 Settembre 2021 ore 16:41

 

 

Il crocifisso donato da don Lucini torna al suo vecchio splendore

 

Il restauro del crocifisso

Il crocifisso ligneo di via F.lli Bandiera realizzato da don Lucini torna ad avere il suo aspetto originario grazie alle cure di un residente, Fabrizio Medici. Pur avendo un grandissimo valore affettivo per i venegonesi (che passando accanto a queste croci lasciano fiori, lumini o anche semplicemente uno sguardo o una preghiera silenziosa), il lascito dell’ex parroco non può essere considerato un bene storico-artistico, perciò è stato possibile metterlo in sesto senza richiedere particolari permessi.

 La storia

Dopo aver trascorso ben ventisette anni alla guida della parrocchia SS. Giacomo e Filippo (precisamente dal 1969 al 1996), la figura di don Carlo Lucini è rimasta fortemente radicata nel cuore dei venegonesi e il suo ricordo è legato anche a questi segni devozionali disseminati dal sacerdote stesso in vari punti del paese prima di assumere il suo nuovo incarico presso il santuario di Saronno, dove è morto nel 2019. Don Carlo costruì diversi Crocifissi, collocandoli in diversi punti di passaggio: altre edicole votive sorgono infatti nel prato della chiesa di S. Michele (di fronte al cimitero), nella rotonda all’incrocio tra via S. Michele e via Repubblica, in via Ungaretti, un altro paio si trovano in zona Pianbosco (una decina di anni fa proprio uno di questi, posizionato nei pressi dello spartitraffico, era stato ritrovato mutilo di un braccio e fatto riparare da un restauratore grazie all’intervento della Prociv in collaborazione con il gruppo dei Presepiatt).

Medici lo restaura

Fabrizio Medici ha restaurato quel dono prezioso ai venegonesi:

«Ricordo quando, da piccolo, andavo a trovare don Carlo e lo osservavo mentre realizzava queste sculture e mi raccomandava di prendermene cura. Passando ogni giorno davanti all’edicola e vedendola sempre più rovinata dai segni del tempo ho ripensato a quelle parole e ho deciso di rimetterla in sesto. Ho avvisato i miei vicini attraverso il gruppo di controllo del vicinato. Ho stuccato i punti in cui il legno presentava dei tarli e ho successivamente scrostato la vernice ammalorata e rinnovato la patina di impregnante. Il tutto ha richiesto un mesetto di tempo, poi il nostro Gesù è tornato al suo posto».