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Il cirimidese Federico Angi torna alla cinepresa con il lungometraggio “ITA – I Tipici Anormali” VIDEO

Un inno onirico, surreale e passionale, una commedia dell'Assurdo: il regista di Cirimido ci racconta la sua ultima pellicola neoirrealista

Il cirimidese Federico Angi torna alla cinepresa con il lungometraggio “ITA – I Tipici Anormali” VIDEO
Cultura Saronno, 24 Dicembre 2020 ore 15:30

Il regista di Cirimido Federico Angi ci racconta il suo ultimo film, “ITA – I Tipici Anormali”, un’opera neoirrealista nata e girata nel nostro territorio.

Federico Angi, 25 anni e già una storia di cinema

Classe ’95, “ITA – I Tipici Anormali” non è la prima avventura dietro la cinepresa di Federico Angi, che nonostante la giovane età vanta già  premi all’AIFF Ariano International Film Festival e collaborazioni dentro e fuori dal set con i registi Veronesi, Salvatores, Blanco, Rondinelli, Gauglione e Resinaro. Una passione, la sua, che ci spiega aver avuto origine da due universi. “Il primo è quello del cinema: Ho suonato il piano con Milos Forman, ritrovato La Maschera Di Ferro, scritto la lista di Schindler, amato la vita è bella. Ho guardato dalla finestra con Alfred, sognato il Mouline Rouge di Baz Luhrmann, pianto per la partoriente di Valzer Con Bashir. È un’ universo immaginifico e rassicurante che ho vissuto con l’Apetta Giulia, di cui torneremo a parlare, anche nel cinema saronnese del mio cuore: “Il Silvio Pellico!”. Eppure il mio secondo universo lo è molto di più: è fatto di personaggi meno eccentrici che però sono la mia fonte di ispirazione per tutto il resto: la mia famiglia! Grazie alla fusione di questi due universi, fantastico sulla settima arte immaginandola come un’immensa fabbrica di artisti e sognatori”.

Una passione e una storia Made in Saronno, nate tra il Silvio Pellico e l’ex Blockbuster, “coperte di Linus” di Angi, “luoghi che durante l’infanzia frequentavo principalmente con la famiglia e i compagni di classe e fanno parte indelebilmente della mia formazione cinematografica”.

ita i tipici anormali federico angi

Com’è nato “ITA – I Tipici Anormali”

Il film di Angi nasce da una domanda: Cosa succederebbe se persone definite anormali, scoprissero di essere speciali? “Fin da quando facevo teatro con le Orsoline San Carlo Elos di Saronno sul palco del bel Giuditta Pasta ci era stato insegnato che ogni idea per le messe in scena nasceva da una domanda, quella domanda nel quest’opera Neoirrealista”.

Un film che risulta molto aderente a un anno “particolare” come il 2020, che ha reso anormale la normalità ma che, spiega il regista, “offre spunti per lavorare su di se riscoprendo la propria unicità. Se pensiamo poi che nel film una delle due protagoniste si presenta con una mascherina per via delle sue ipocondrie possiamo ulteriormente denotare l’attualità dell’opera data la nostra contemporanea simbiosi con le ffp2”.

Così dopo la saga fantastica “Les Voiages Immaginaires“, il noir “La Scacchiera di Cioccolato” e il pluripremiato “29200 Puthod“, Angi e la sua squadra hanno deciso di esplorare il mondo dell’assurdo: “ITA è la prima opera Neoirrealista di 90 min e in quanto tale parte dalle risorse del luogo, per quanto riguarda location e partecipanti”.

Tra questi partecipanti, la danzatrice Gaia Cecilia Buono della quinta coreutico Pina Bausch di Busto Arsizio, di nuovo al fianco di Angi in un suo film nel ruolo della danzatrice Rossa Blanca: “Sono onorata di aver fatto parte del progetto di Federico e di aver danzato seguendo le sue indicazioni e il mio modo di essere nel labirinto del metodo paranoico critico ispirato al corto destino di Dalì e Disney, ambientato proprio nel saronnese tra i gli alberi del parco Lura, da cui Federico era rimasto incantato durante la visita scolastica con le suore della sua scuola primaria”.

Il trailer

Per farsi un’idea, a inizio novembre Angi ha rilasciato il trailer del suo film. “Ci siamo concentrati sul presentare gli elementi principali della storia ovvero dalle motivazioni inziali, scopo di viaggio, fino ai protagonisti prestando una particolare attenzione sui molteplici Mickey”.

Un inno onirico

“ITA – I Tipici Anormali”, si struttura e diventa un inno onirico, surreale e passionale raccontato dalle visioni mistificate del reale di Michelangelo Grifoni, alter-ego cinematografico di Angi. Visioni che gli permetteranno di riscoprire la creatività e, con questa, se stesso. Ma non c’è ovviamente solo lui:

“Mickey è il nostro voyeur rapace che spazia da poemi a gag comiche per arrivare all’essenza del più antico e nazionalistico carnevale – anticipa Angi – L’Arlecchino maschera molteplice come nel caso dei nostri Mickey! Tramite questo ingegno posto nel maquillage di props preposti a noi spettatori, riscopriremo un personaggio che metaforicamente scenderà al proprio underworld significato nel film dato alla caduta di lucifero e alla scritta “Walk with Me in Hell” cicatrizzati sul petto del vero Michelangelo, per gettarlo nelle sue profondità e ascendere alla luce, nel film rappresentata dall’arte e ancor più dalla concretizzazione dei sogni, come realizzare un lungometraggio”

La trama

In una commedia dell’assurdo, inno onirico e surreale non ci si può certo aspettare una trama lineare e di un’opera su un unico piano di lettura. E infatti, spiega Angi, per la favola meta-cinematografica contemporanea che è “ITA I Tipici Anormali” non si può parlare di una singola trama ma di più vicende intrecciate che passano da un personaggio all’altro. “Per avere un’idea più chiara bisognerà certamente ascoltare con attenzione i testi delle canzoni nella colonna sonora – ci suggerisce – che è in parte eseguita da una dei nostri svariati varesotti presenti nel film, Miriam Cossar, cantautrice di molti brani all’interno del lungometraggio, arricchendo il sottogenere del musical presente nell’opera”.

E sempre per farci un’idea, Angi ci rivela il soggetto della storia:

Orlanda Romualda e Romualdo Rolando, registi sceneggiatori, presentano le avventure dei Tipici Anormali: Alfredo e Dorotea, rispettivamente padrino e madrina di Eugenia e Michelangelo Grifoni, che viaggiano per arrivare in tempo al matrimonio della cugina Anastasia detta Nasty.

Nel film appaiono tanti personaggi come Artiste, Santoni Indiani, Prozie Narcolettiche e Badanti alla Mel Brooks, in un concentrato metacinematografico circondato da assurdità visionarie e multicolor.

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