Ats Insubria

Vaccini Covid, alte le adesioni tra i sanitari varesini e comaschi ma c’è chi lo rifiuta

Alcuni numeri sulla campagna vaccinale in corso e le prossime tappe delineate dai responsabili di Ats Insubria

Vaccini Covid, alte le adesioni tra i sanitari varesini e comaschi ma c’è chi lo rifiuta
Cronaca Varese, 08 Gennaio 2021 ore 13:51

Circa 4mila somministrazioni di vaccini Covid nelle strutture delle province di Varese e Como al 7 gennaio, alte le adesioni tra le varie categorie. Ma c’è anche chi rifiuta la dose.

Vaccini Covid, i dati sulle adesioni

Corsa al vaccino negli ospedali di tutt’Italia, e buoni i numeri delle strutture del nostro territorio che, per ogni Asst, effettuano ogni giorno  600 somministrazioni l’una con la promessa di incrementare ulteriormente nei prossimi giorni.

Nella conferenza stampa di questa mattina, venerdì 8 gennaio, Ats Insubria ha fatto il punto anche sulle adesioni del personale. Alte percentuali ma al di sotto di quello che ci si sarebbe aspettati.

Tra i medici di medicina generale al momento infatti l’adesione è intorno al 65%, dato che potrebbe crescere nei prossimi giorni con l’arrivo di nuove risposte ma con un dissenso al vaccino che arriva al 7%. Più alta quella dei pediatri, intorno al 77% con un 5% circa di dissenso.

Personale Usca e di continuità assistenziale sono i più “virtuosi”, con una partecipazione al vaccino (loro lo hanno già ricevuto tutti) del 95%.

“La percentuale totale target – ha spiegato la dottoressa Annalisa Donadini, Dirigente Medicina di Comunità – è oltre il 75%, 80% con margine di persone che sappiamo daranno adesione e chiesto solo qualche giorno in più. E’ ancora presto per dire quanto sarà effettivamente l’adesione, serve qualche giorno perchè ci sono anche situazioni di malattia in corso o di malattia recente e c’è qualcuno che sta ancora valutando”.

Numeri che saliranno

Come detto sono dati sulle adesioni ancora in evoluzione, e non si deve pensare che la quota “mancante” sia dovuta interamente a sentimenti antivaccinisti. Come ha spiegato Donadini e rimarcato il Direttore Sanitario Giuseppe Catanoso, in tanti non hanno ancora aderito per un motivo molto semplice: si sono ammalati di recente.

“E’ opportuno che la vaccinazione sia effettuata da soggetti che non hanno avuto la malattia, che già porta alla comparsa di anticorpi. Chi ha superato recentemente il Covid è già protetto ed è opportuno che si vaccini solo nei prossimi mesi, magari tenendo monitorato il proprio livello anticorpale”.

Le fase della campagna vaccinale

Sono intanto iniziate le operazioni di somministrazione tra i primi medici di base, che si pensa di concludere nel giro dei prossimi 10. Entro la fine del mese, inoltre, verranno coinvolte tutte le RSA nelle quali sono iniziate ieri le iniezioni vaccinali.

A febbraio potrebbe già iniziare la campagna di massa nella popolazione, partendo con la categoria degli over 80 che è quella che più rischia in caso di contagio. Una campagna questa in cui potrebbero entrare in campo anche i medici di base con cui la Regione sta discutendo in questi giorni come annunciato recentemente dai deputati varesini della Lega.

La protezione

Restano diverse cose ancora da chiarire. La prima, che sembra preoccupare meno Ats, riguarda la durata degli anticorpi indotti dal vaccino:

“Ancora non abbiamo la possibilità di sapere quanto dureranno gli anticorpi. La maggior parte delle persone che sono state infettate a marzo ne hanno ancora – ha spiegato Catanoso –  Il basso livello della presenza di anticorpi poi non esclude che questi soggetti possano rispondere in maniera adeguata all’infezione, perchè il nostra sistema immunitario ha una sorta di ‘memoria’  che in caso di contatto ocn l’agente virale permette di sviluppare molto più rapidamente la risposta anticorpale, magari non in maniera completa ma in grado di ridurre il peso dell’infezione”.

Pfizer e Moderna, confidando in AstraZeneca

L’altro è quello sulla gestione della vaccinazione di massa nella popolazione, che dipenderà molto dal tipo di vaccino che sarà a disposizione. Con quello Pfizer attualmente presente nei frigoriferi degli Hub, è difficile vista la necessità di conservarlo a -70/-80 gradi e utilizzarlo nel giro di poco tempo. Il prodotto Moderna, approvato ieri dall’Aifa dopo il via libera dell’Ema, offre nuove e maggiori possibilità dato che richiede temperature di -20 gradi per lo stoccaggio ma permette una conservazione a 2/8 gradi fino a un mese. E poi si attendono novità su quello di AstraZeneca che sarà fondamentale:

“Purtroppo la quantità di vaccini Moderna prevista per tutt’Italia nel primo trimestre è di un milione 400mila dosi circa, valide a vaccinare quindi per 700mila persone – ha ricordato Catanoso – Attualmente in previsione ci sono 70 milioni di vaccini entro i primi 6 mesi. Finchè non avremo ‘liberato’ i 40 milioni di AstraZeneca abbiamo difficoltà a individuare quando si potrà iniziare con la vaccinazione massa per i soggetti ‘comuni’, che mi auguro  di veder partire tra fine primavera e inizio estate”.

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