L'appello

"Senza dehors e senza cassa integrazione bar e ristoranti rischiano di tornare nel baratro"

Il consiglio provinciale di Fipe/Confcommercio lancia l’allarme e da Varese parte la richiesta di interventi urgenti a livello nazionale. Sul nostro territorio bene l’effetto movida e disastroso quello dello smart working sulla clientela della pausa pranzo.

"Senza dehors e senza cassa integrazione bar e ristoranti  rischiano di tornare nel baratro"
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Positivo l’effetto movida in orario serale, negativo l’effetto smart working in pausa pranzo. Sono i poli opposti della
situazione di bar e ristoranti fotografata dal Consiglio di Fipe/Confcommercio provincia di Varese. "Anche sul nostro territorio la ripresa nel post lockdown è stata lenta e i fatturati delle attività sono lontani rispetto a quelli di dodici mesi fa: la perdita di incassi per i bar si assesta intorno al 30 per cento, quella dei ristoranti può arrivare fino al 50 per cento". E, guardano al futuro, lo scenario potrebbe peggiorare ulteriormente in assenza delle proroghe della cassa integrazione e della concessione degli spazi esterni. "Senza dehors e senza cassa integrazione bar e ristoranti rischiano di tornare nel baratro".

Delivery e asporto continuano a funzionare

Il presidente di Fipe provinciale, Giordano Ferrarese, ha invitato tutti a consiglieri collegato in videoconferenza a fare il punto della situazione riferito al proprio territorio: da Luino a Saronno, passando per Varese, Gallarate e Busto Arsizio, il quadro dipinto è pressoché identico. I ristoranti lavorano discretamente alla sera ma solo nei fine settimana, mentre la clientela del pranzo è praticamente sparita, tanto che in molti operatori hanno sospeso il servizio. Discorso analogo per i bar, che però nel tardo pomeriggio fino alla sera tardi riempiono i tavoli tutti i giorni della settimana.
Altro riscontro condiviso è quello sui servizi di asporto e di consegna a domicilio: in tanti continuano a proporli e in molti casi contribuiscono ad equilibrare le perdine causate dalla sensibile riduzione dei posti a sedere e, più in generale, dalla diffidenza che ancora una parte dei clienti ha nei confronti di una cena in compagnia in uno spazio chiuso.

Allarme dehors: cosa accadrà a settembre?

"Restiamo in piedi - è l’opinione comune - grazie alla possibilità di estendere gli spazi esterni, ma cosa accadrà da metà settembre in poi quando non avremo più i dehors?" Una preoccupazione condivisa, che spinge il Consiglio di Fipe/Confcommercio provincia di Varese a chiedere, non solo a livello locale, il prolungamento delle concessioni da parte delle amministrazioni comunali fino al 31 dicembre. "Gli spazi esterni, che eventualmente provvederemo ad attrezzare per un utilizzo anche nei mesi più freddi, ci consentono di recuperare parte dei posti interni persi a causa delle misure sul distanziamento minimo".
L’allargamento del plateatico resta perciò fondamentale per la sopravvivenza di molte attività, come resta di enorme importanza la proroga del periodo di cassa integrazione. È questa la seconda richiesta rivolta al mondo del lavoro, seguita dalla necessità di una riforma fiscale con parametri conformi all’attuale condizione del mercato. Infine, la reintroduzione dei voucher, quelli della “prima ora”, che consentono alle imprese di potere organizzare un sistema lavorativo flessibile.

Non rivendicazioni ma reali necessità

"Ci aspettiamo - rimarca il presidente Ferrarese a nome di tutto il Consiglio - che queste richieste vengano valutate e accolte a livello nazionale. Non si tratta di rivendicazioni pretestuose o di capricci, ma del minimo necessario per consentire al nostro settore di andare avanti, di limitare i danni e di potere superare i mesi di settembre e ottobre che, temiamo, saranno i più difficili da quando è stata autorizzata la riapertura dei pubblici esercizi".

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