Ticino

Rapina al portavalori svizzero, nella banda anche un tradatese con un prececente per omicidio

I tre sarebbero parte della banda che nel luglio 2019 aveva assaltato il furgone portavalori riuscendo a fuggire con 3,3 milioni di franchi

Rapina al portavalori svizzero, nella banda anche un tradatese con un prececente per omicidio
Tradate, 31 Ottobre 2020 ore 09:12

La richiesta è di 4 anni e 6 mesi di reclusione, ed espulsione dalla Svizzera per 15 anni. E’ la richiesta formulata dal pp elvetico Marisa Alfier nel processo per la rapina al portavalori svizzero avvenuta il 5 luglio 2019 a Molinazzo di Monteggio contro due dei tre imputati, un 40enne di Tradate e un 63enne di Viggiù entrambi con la fedina penale “sporcata” da un omicidio. Per il terzo complice, un 46enne siciliano, la richiesta è di 5 anni.

La rapina al portavalori svizzero

Il fatto era avvenuto il 5 luglio 2019 a Molinazzo di Monteggio in Canton Ticino, fuori dalla sede della Raiffeisein. Portavalori e guardie di sicurezza erano stati assaltati da almeno 4 persone armate. Il commando era riuscito a impossessarsi del furgone e aveva sequestrato l’autista, entrambi ritrovati in Italia. Loro, i banditi, erano riusciti a darsi alla fuga con un bottino di 3,3 milioni di franchi.

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Le indagini erano durate circa un anno, fino ad agosto 2020 quando gli inquirenti svizzeri grazie anche alla collaborazione dei carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo di Varese e delle Procure di Roma e Latina erano riusciti a individuare i componenti della banda. Due persone erano state subito arrestate (il 46enne siciliano che già si trovava agli arresti in Ticino e il 63enne di Viggiù nel frattempo scappato in Polonia. In totale cinque uomini e una donna vennero posti sotto inchiesta ritenuti coinvolti a vario titolo.

Il terzo imputato, il 40enne di Tradate, si era costituito a inizio settembre. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale.

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“Non hanno imparato nulla dai loro precedenti”

Secondo la pubblica accusa, i tre imputati “non hanno imparato nulla dai loro precedenti”. Tutti e tre hanno infatti alle loro spalle precedenti importanti. Il siciliano infatti al momento dell’arresto si trovava già in carcere e avrebbe commesso la rapina durante il periodo di prova di una condanna per una precedente rapina, mentre gli altri due erano entrambi stati già condannati in Italia per omicidio.

A differenza del primo, il tradatese e il viggiutese hanno deciso di non collaborare e non rispondere alle domande. Ma sono diversi gli elementi forniti dal siciliano che non convincono  la pubblica accusa, dall’utilizzo di un’arma finta per minacciare l’autista del portavalori all’inutilizzabilità dei 3,3 milioni di franchi perchè, a suo dire,  macchiati d’inchiostro. Franchi che invece secondo gli inquirenti sarebbero stati spesi dalla banda che, tra l’altro, avrebbe compiuto anche diversi sopralluoghi per preparare altre rapine in Ticino.

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