Pediatria

Niente scuola per i bambini in ospedale: “Dimenticate le loro esigenze”

Didattica a distanza per chi resta in ospedale per meno di 15 giorni. Il Ponte del Sorriso: "Attività ludiche e di socializzazione già vietate, ora così vengono a mancare i punti di riferimento. Tutto ciò che tanta letteratura e ricerca scientifica hanno dimostrato essere fondamentale per prevenire traumi profondi nei bambini è stato dimenticato"

Niente scuola per i bambini in ospedale: “Dimenticate le loro esigenze”
Varese, 08 Settembre 2020 ore 17:23

Il Ministero ha deciso di sospendere tutte le attività didattiche in presenza per i bambini  e i ragazzi ricoverati negli ospedali, permettendole solo nei casi di ricovero superiori ai 15 giorni. Per tutti gli altri però la decisione rappresenta il diniego a un altro pezzetto di quotidianità.

Bambini in ospedale, niente scuola in presenza

Per gli studenti e le studentesse ricoverate in ospedale per meno di 15 giorni niente attività didattiche in presenza. Una decisione che però non piace al Ponte del Sorriso e ai suoi volontari che ogni giorno, pur tra mille difficoltà prestano il proprio impegno per ridurre il più possibile il peso di un ricovero ospedaliero per i più piccoli. “Sembra che nessuno si preoccupi di trovare soluzioni anche per loro”, commenta la presidente Emanuela Crivellaro.

“Bambini e adolescenti i più penalizzati”

La situazione sanitaria legata al COVID e le restrizioni alle quali bisogna sottostare per proteggersi ha creato e crea non pochi problemi di adeguamento sociale. A farne le spese soprattutto bambini e adolescenti che si vedono privati di momenti di vita importanti per la loro crescita e il loro sviluppo. E i bambini e gli adolescenti che necessitano di ricovero in ospedale sono ancora più penalizzati. “Non è più possibile, infatti, realizzare le attività ludiche e di accoglienza come prima del COVID, le sale gioco hanno perso la loro funzione socializzante, addirittura nella Pediatria di Tradate per carenza di spazi legata ai nuovi percorsi, la sala giochi non c’è più  – fa sapere Crivellaro – Niente pet therapy, niente magia, spettacoli, musico-terapia, niente laboratori creativi di gruppo! Le famiglie devono rimanere in camera e non è affatto facile per i genitori gestire la situazione. Il bambino, oltre alla malattia, già difficile per lui da comprendere e accettare, deve far fronte anche al disagio di non poter contare sulla quotidianità, fatta di giochi e attività tipiche della sua età, che lo aiutino a ritrovare la necessaria ed indispensabile serenità per affrontare il ricovero. E’ di questi giorni la notizia che neanche la scuola in ospedale ripartirà, l’elemento che rappresenta il messaggio che vale la pena di investire sul futuro, nonostante la malattia”.

“Vengono meno tutti i punti di riferimento”

Realtà come Il Ponte del Sorriso negli anni sono diventati fiore all’occhiello delle Pediatrie, e le loro attività di fondamentale importante e grandissimo valore per i bambini. Valore anche terapeutico, come dimostra una vasta letteratura scientifica sull’argomento. Che ora, causa Covid, viene dimenticata.

“Vengono così a mancare i punti di riferimento che ogni bambino e adolescente dovrebbe trovare in reparto – continua Crivellaro – tutto ciò che tanta letteratura e ricerca scientifica hanno dimostrato essere fondamentale per prevenire traumi profondi nei bambini, tutto ciò che porta con sè la speranza della guarigione. Tutto ciò per cui Il Ponte del Sorriso ha combattuto tanti anni con lo scopo di costruire reparti a misura di bambino”.

L’associazione però non si arrende. “Questo momento storico ha cambiato e modificato molte realtà. Il Ponte del Sorriso c’è e sicuramente non perde l’entusiasmo – conclude – cerca di trovare nuove idee, di riuscire ad organizzarsi al meglio per far vivere al bambino il ricovero ospedaliero il meno traumatico possibile, ma le esigenze dei bambini in ospedale rischiano di essere dimenticate“.

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