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Busto Arsizio

Maltrattamenti sui disabili alla Sogno Verde, 7 misure cautelari anche a Gerenzano e Caronno

Gestori ai domiciliari, operatori sospesi e con obbligo di dimora: i carabinieri mettono fine all'incubo che per gli ospiti durava dal 2017

Cronaca Alto Milanese, 13 Aprile 2021 ore 09:13

Sono stati posti ai domiciliari i due gestori della Sogno Verde, una cooperativa sociale dell’hinterland milanese che dava alloggio a nove adulti disabili psichici, maltrattati dal 2017. Due dei destinatari sono di Caronno Pertusella e di Gerenzano.

Maltrattamenti sui disabili psichici che dovevano assistere

I due gestori ai domiciliari, due operatori sottoposti all’obbligo di dimora nel Comune di residenza e per altri tre sospesa per sei mesi l’attività di educatore socio assistenziale. Si sono chiuse con questi provvedimenti le indagini dei carabinieri di Busto Arsizio che hanno fatto luce sui maltrattamenti che dal 2017 avvenivano all’interno di una cooperativa dell’hinterland milanese (di Cesate) che si sarebbe dovuta occupare della cura e dell’assistenza di nove adulti con disabilità psichiche accertate.

Le vittime sono state tutte immediatamente ricollocate dai militari in una nuova struttura con l’ausilio dell’Ats perchè ricevano, questa volta davvero, la dovuta assistenza e le cure del caso.

Secchiate d’acqua, umiliazioni e violenze: cosa succedeva nella struttura

Gravissime le accuse. Secondo quanto ricostruito attraverso le indagini gli ospiti delle struttura venivano quotidianamente sottoposti a vessazioni e violenze, tra cui offese, grida, insulti, percosse, strattonamenti, lanci di oggetti e di acqua fredda e punizioni corporali e psicologiche.

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Li umiliavano ogni giorno, rimarcando i loro handicap in maniera denigratoria o li insultavano dicendo loro che facevano “schifo” e dando loro degli “animali”. Se gli ospiti non si alzavano la mattina all’orario prefissato, o per altri futili motivi, veniva negato loro il pasto facendoli però rimanere seduti a tavola a guardare gli altri che mangiavano. Per farli alzare dal letto o se interrompevano gli operatori mentre parlavano, gettavano loro addosso secchiate d’acqua fredda o li bagnavano con uno spruzzino, costringendoli poi a tenere indosso gli indumenti bagnati.

L’elenco è lungo: se non stavano composti, gli operatori destinatari delle misure di custodia cautelare avevano obbligato alcuni utenti a indossare una bandana collegata a un bastone in legno inserito nei pantaloni per “tenere la schiena dritta”, altri sarebbero stati costretti in alcuni casi a spogliarsi davanti agli ospiti togliendosi le mutande per mostrarle a tutti e, se sporche, ad andare a lavarle a mano con acqua fredda.

Per tutti, è stata formulata l’accusa di maltrattamenti continuati in concorso. Per cinque degli accusati, tra cui il gerenzanese e la caronnese, anche quella di aver esercitato abusivamente i compiti degli infermieri pur non essendolo, avendo somministrato quotidianamente le terapie mediche.