Menu
Cerca
Lo studio

Gli studi bocciano la cura col plasma iperimmune

Una volta che l'infezione è diffusa gli anticorpi "acquisiti" col plasma risultano poco o per nulla efficaci. Ma c'è uno spiraglio sui pazienti con sintomi ancora lievi

Gli studi bocciano la cura col plasma iperimmune
Cronaca Varese, 12 Aprile 2021 ore 17:49

Lanciata sotto la spinta delle migliori aspettative un anno fa, quando i vaccini erano solo un lontano miraggio e i pazienti gravi affetti dal Covid mettevano in ginocchio gli ospedali, la cura col plasma iperimmune aveva acceso un faro di speranza. Ora gli studi hanno decretato che non è efficace.

La cura col plasma bocciata dagli studi

Per mesi dopo i primi annunci trionfali non se ne era più parlato. Nel frattempo era corsa a raccogliere quanto più plasma possibile dai guariti pronto per essere trattato e destinato ai malati. Gli studi intanto erano proseguiti, osservati da vicino dall’Aifa, col progetto TSUNAMI. Che ora mostra i suoi risultati: la cura col plasma non è efficace nel curare il Covid.

Lo studio TSUNAMI

Come riporta la nota dell’Aifa, lo studio ha visto impegnati 27 centri clinici distribuiti in tutt’Italia e 487 pazienti divisi in due gruppi con  caratteristiche demografiche, comorbidità esistenti e terapie concomitanti simili. Di questi 241 sono stati assegnati al trattamento con plasma e terapia standard (231 valutabili), e 246 alla sola terapia standard (239 valutabili).

“Non è stata osservata una differenza statisticamente significativa nell’end-point primario (“necessità di ventilazione meccanica invasiva, definita da un rapporto tra PaO2/FiO2 < 150, o decesso entro trenta giorni dalla data di randomizzazione”) tra il  gruppo trattato con plasma e quello trattato con terapia standard – si legge nella nota –

Nel complesso TSUNAMI non ha quindi evidenziato un beneficio del plasma in termini di riduzione del rischio di peggioramento respiratorio o morte nei primi trenta giorni”.

Quando ha funzionato e potrebbe funzionare

QUalche risultato “positivo” lo studio lo ha comunque rilevato, anche se con una significatività molto bassa:

“Solo nel caso dei pazienti con una compromissione respiratoria meno grave (con un rapporto PaO2/FiO2 ≥ 300 all’arruolamento), è emerso un segnale a favore del plasma che non ha però raggiunto la significatività statistica (p=0.059). Questo potrebbe suggerire l’opportunità di studiare ulteriormente il potenziale ruolo terapeutico del plasma nei soggetti con COVID lieve-moderato e nelle primissime fasi della malattia. Il trattamento è risultato complessivamente ben tollerato, anche se gli eventi avversi sono risultati più frequenti nel gruppo che ha ricevuto il plasma”.