Cronaca
Evasione

False fatture per 33 milioni di euro ed evasione fiscale: sequestri anche in provincia di Varese

Nel mirino i beni dell'amministratore delle società "cartiere" amministrate dall'uomo, condannato a due anni

False fatture per 33 milioni di euro ed evasione fiscale: sequestri anche in provincia di Varese
Cronaca Gallarate, 12 Novembre 2021 ore 08:47

I Finanzieri del Comando Provinciale di Varese, su delega della Procura della Repubblica di Milano, hanno dato esecuzione ad una sentenza dell’AG di Milano con la quale, tra l’altro, è stata disposta la confisca per equivalente di una villa con annesso box in provincia di Varese di 223 metri quadrati con giardino e porzione di bosco circostante nella disponibilità dell’imputato e del suo nucleo familiare, nonché quote societarie di 3 società e risorse finanziarie, fino alla concorrenza dell’imposta evasa pari a  1.390.000 euro.

Fatture false ed evasione dalla verifica sulla società edile

Il provvedimento giudiziario è giunto a conclusione del processo penale seguito ad attività di polizia economico-finanziaria condotta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Gallarate che ha avuto origine dall’esecuzione di una verifica fiscale nei confronti di una società operante nel settore edile durante la quale erano emerse numerose violazioni alla normativa penal-tributaria che avevano portato al deferimento dell’amministratore della stessa per i reati di "Dichiarazione infedele", "Omessa dichiarazione" ed "Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti".

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In particolare, le attività dei Finanzieri erano state rivolte, da un lato, alla ricostruzione del patrimonio illecitamente accumulato dall’allora indagato e dal suo nucleo familiare e, dall’altro, all’individuazione di ulteriori società coinvolte nel meccanismo fraudolento, di cui l’amministratore deferito, risultava essere il dominus avvalendosi di ulteriori società "cartiere", dallo stesso "amministrate".

Operazioni inesistenti per 33 milioni di euro

La polizia economico-finanziaria aveva individuato un sodalizio criminoso composto da numerose società dislocate su tutto il territorio nazionale, dedito principalmente all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per un valore di circa 33 milioni di euro, e da soggetti orbitanti attorno alla sua attività economica, conducendo alla denuncia di altri 17 soggetti alle diverse Procure della Repubblica territorialmente competenti per le medesime ipotesi di reato.

Il quadro probatorio ricostruito dalle Fiamme Gialle attraverso approfonditi accertamenti bancari e patrimoniali aveva consentito al P.M. di avanzare la richiesta urgente di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, poi convalidato dal G.I.P. del Tribunale di Milano, dei beni mobili ed immobili, anche di lusso, nella disponibilità dell’originario indagato.

Condanna a due anni

Con sentenza recentemente passata in giudicato, la Corte d’Appello di Milano ha condannato l’imputato alla pena di due anni di reclusione per il reato di omessa dichiarazione, declarandone l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, l’incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione per la durata di un anno nonché l’interdizione perpetua dall’ufficio di componente di commissione tributaria, oltre alla confisca per equivalente dei beni nella sua disponibilità.

L’operazione delle Fiamme Gialle si è sviluppata secondo il dispositivo operativo del Corpo nell’ambito del contrasto all’evasione e alle frodi fiscali facendo leva sulle peculiari funzioni di polizia economico-finanziaria ed è stata condotta trasversalmente tanto sotto il profilo amministrativo-tributario quanto quello penale con il conseguente sequestro preventivo del patrimonio finalizzato alla confisca, che, come nel caso di specie, è obbligatoria con la sentenza di condanna dell’indagato, permettendo di destinare a patrimonio dell’Erario il valore della somma frodata dalla società.