Menu
Cerca
Tragedia

"Ero su quella funivia pochi giorni fa con tutta la mia famiglia"

Il comico Giovanni d'Angella: "Ci vantiamo di essere un paese civile e moderno eppure da noi si muore ancora troppo spesso sul lavoro, mentre crolla un ponte, persino durante una gita in funivia"

"Ero su quella funivia pochi giorni fa con tutta la mia famiglia"
Cronaca Varese, 24 Maggio 2021 ore 10:53

Il giorno dopo l'incidente il pensiero in molti varesini, e non, è lo stesso. "Poteva succedere a me". Perchè quella salita verso la cima del Mottarone è uno dei "must" della domenica per chi vive a cavallo delle province di Varese e del Verbano. In pochi possono dire di non aver mai preso quella funivia e in tanti negli ultimi giorni avevano deciso di partire da quella per tornare alle escursioni e alle gite domenicali. Tra questi il comico Giovanni d'Angella, volto (anche) di Zelig, che lo racconta sulle sue pagine social.

"Ero su quella funivia pochi giorni fa con tutta la mia famiglia"

L'impianto era ripartito il 24 aprile, non appena le regole Covid lo hanno permesso. Da allora ha portato su e giù dal Mottarone centinaia e centinaia di persone. Col senno di poi, quasi una roulette russa: il cavo di traino che (se sarà confermato dalle indagini) ha ceduto facendo precipitare nel vuoto la cabina e le persone a bordo, uccidendo 14 persone. Mamme, papà, figli, fidanzati, amici che guardavano fuori dal finestrino per ammirare il panorama del Lago Maggiore, aspettando di arrivare in cima.

Lo stesso che hanno fatto in centinaia, migliaia in questo mese di ripresa delle salite. Loro però non sono mai arrivati a destinazione.

"Mi sentivo sicuro"

A dare parole ai pensieri di chi era salito a bordo della funivia il comico Giovanni d'Angella:

"Stessa cabina, stessa funivia una manciata di giorni fa. Ci sono salito con tutta la mia famiglia. Ci siamo saliti sereni, spensierati, allegri. Io, come tante altre persone mentre andavo verso il Mottarone, benché appeso ad una fune con tanti metri di vuoto sotto di me, mi sentivo al sicuro, perché davo e do per scontato sempre, che ognuno di noi, quando lavora per gli altri, lo faccia con il massimo della serietà e dell’impegno, specie se si parla della sicurezza e dell’ incolumità del prossimo. Oggi, non voglio e non posso accusare nessuno, ma quello che penso è che qualcuno ha sbagliato e se non è colpa della montagna, della furia del vento o di qualunque altra cosa più grande di noi, indipendente da noi, non possiamo rassegnarci, non dobbiamo farcene una ragione.
Ci vantiamo di essere un paese civile e moderno eppure da noi si muore ancora troppo spesso sul lavoro, mentre crolla un ponte, persino durante una gita in funivia. Vogliamo, chiediamo, imploriamo che ponti, strade, funivie facciano quello per cui sono progettati e costruiti: spostare la gente non ucciderla. Che a lavoro ci si vada per portare a casa lo stipendio e non la pelle. Sono scioccato, amareggiato, indignato. Sono triste e pieno di rabbia. Mi unisco al dolore ed al cordoglio di chi ha perso i propri cari.

OGNI ITALIANO PRETENDA CHE SI FACCIA CHIAREZZA, CHE CHI HA SBAGLIATO PAGHI E CHE SI FACCIA QUANTO NECESSARIO PERCHÈ CERTE TRAGEDIE NON ACCADANO MAI PIÙ!