Don Stefano lascia la comunità di Saronno

Don Stefano lascia la comunità di Saronno
Saronno, 01 Agosto 2020 ore 10:45

Con quest’estate si concluderà l’esperienza di don Stefano Felici nella comunità pastorale saronnese, dove finora ha avuto il ruolo di vicario pastorale giovanile per la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo e referente cittadino per gli adolescenti.

Don Stefano, quale sarà la tua prossima destinazione?
Al termine di questi miei primi cinque anni di ministero sacerdotale vissuti a Saronno, il Vescovo ha deciso di propormi una nuova destinazione con un nuovo incarico: Trezzo sull’Adda. Ho riflettuto sulla proposta che mi è stata rivolta, ma non ho avuto problemi ad accettare, dopotutto anche se sto molto bene a Saronno, mi è bastato far tornare alla mente quella promessa di obbedienza al Vescovo e alla Chiesa per capire che ancora una volta il Signore mi indica la strada da percorrere.

Ci racconti un po’ di te, della tua storia vocazionale?
In questo momento che si prospetta un cambio di vita, è facile lasciare che lo sguardo e i ricordi vadano al passato ripercorrendo quella che è stata la mia storia fino a questo momento. Un’infanzia felice e serena trascorsa con i miei genitori e mia sorella: molti ricordi familiari che da sempre mi sostengono e mi accompagnano. Sono molto legato alla mia famiglia, abbiamo da sempre un bel rapporto e ciascuno di noi sa esattamente che si può contate in ogni momento sull’appoggio degli altri. Siamo stati educati alla fede e questa è diventata un aspetto molto importante della nostra vita. Ancora oggi, nonostante scelte e vite diverse, questo è un punto saldo per ciascuno di noi. Per molto tempo il più grande riferimento per me è stata la mia famiglia. Accanto ai miei familiari ho sempre sentito tanto affetto e tanta vicinanza da parte di alcuni amici, che pur non condividendo la mia stessa educazione, ancora oggi sono una componente fondamentale della mia vita. Al termine dell’adolescenza, cominciando l’università, l’incontro che ha cambiato il corso della mia storia. Un prete arrivato nel mio paese mi ha mostrato in maniera molto chiara e affascinante che la vita spesa per il Signore è qualcosa di impareggiabile. Osservando lui sono rimasto affascinato, non tanto da quello che faceva o diceva, ma dalla serenità e dalla pace che lo caratterizzavano, e che a, detta sua, venivano dal poter avere un rapporto molto stretto con Dio. Ho voluto provare anch’io a raggiungere quella condizione, cercando un po’ alla volta di trovare la mia dimensione personale di preghiera. E così lasciandomi guidare dallo Spirito e dalle persone che ho trovato sul mio cammino, sono arrivato a desiderare di donare la mia vita a Dio e sono entrato in seminario. Il percorso di sei anni del seminario è stato molto bello e intenso. Durante questo lungo periodo si è consolidata in me la volontà di donare ogni giorno la mia vita a Dio e che davvero questa era la strada costruita per me da Lui e il mio impegno era di percorrerla con gioia. Così il 13 giugno 2015 insieme ai miei compagni sono stato ordinato prete nel Duomo di Milano.

La tua esperienza a Saronno?
Saronno non la dimenticherò mai. E’ stata la mia prima destinazione, dove avevo già trascorso un anno da diacono risiedendo nella parrocchia della Regina Pacis. Una volta diventato prete mi sono trasferito nell’oratorio della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. Il mio incarico prevedeva la cura della pastorale giovanile. Qui a Saronno ho vissuto un’esperienza molto importante e molto bella. Ho iniziato a comprendere cosa effettivamente voglia dire essere prete, cosa significhi prendersi cura delle persone che ci vengono affidate, cosa comporti essere un punto di riferimento e cercare di essere un testimone credibile del Vangelo. Sono molto felice degli anni trascorsi qui a Saronno: ho trovato tante persone che mi hanno voluto bene e alle quali mi sono legato. Tutti mi hanno accompagnato e sono stati per me compagni di viaggio molto preziosi. Sono molto grato di tutti i preti e delle suore che ho trovato qui e con i quali ho condiviso questo cammino. Ciascuno di loro, attraverso i propri modi e il proprio temperamento, mi è stato di esempio per ricordarmi come tutti desideriamo servire il Signore e che ci sono così tanti modi per farlo. L’importante è sempre ricordare che tutto ciò facciamo non è per il nostro benessere e il nostro successo, ma è un dono per gli altri secondo la volontà e l’amore di Dio.

Passiamo ora alla tua prossima missione?
A partire da settembre comincerò una nuova esperienza a Trezzo sull’Adda, una realtà decisamente più piccola rispetto a Saronno, ma da quello che ho capito altrettanto viva e vivace. Anche a Trezzo sarò incaricato della cura della pastorale giovanile, questa volta con qualche responsabilità in più poiché sarò l’unico riferimento, a differenza di Saronno, dove ho condiviso il compito con don Federico Bareggi. Mi auguro di saper imparare velocemente ad affezionarmi e a voler bene alla nuova realtà dove sono inviato e alle persone che incontrerò.

Come stai vivendo questo periodo?
Mi spiace lasciare ciò che si è costruito qui in termini di relazioni e affetti, ma saranno sicuramente un bagaglio prezioso per il mio futuro. Ringrazio di cuore tutti coloro con i quali ho avuto a che fare in questi anni: preti, suore, famiglie, adulti, giovani, ragazzi e bambini perché ciascuno di loro mi ha aiutato a diventare prete.

(La Settimana, 26 giugno 2020)

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